Thuram a Il Mattino: “Koulibaly può diventare più forte di me”

Il quotidiano Il Mattino nell’edizione odierna riporta un’interessantissima intervista all’indimenticato ex difensore di Parma, Juve e della nazionale francese Lilian Thuram. Tanti i temi toccati dal calciatore: dal calcio, al razzismo e anche uno sguardo rivolto al passato. Un’intervista che rende l’idea dello spessore umano dell’ex calciatore, campione oltre che nello sport anche nella vita per le tante iniziative intraprese contro il razzismo. Ultimamente il nome di Lilian Thuram a Napoli è tornato di moda grazie a Kalidou Koulibaly, acquistato in estate dal Genk, anche lui francese, anche lui difensore.

I tifosi partenopei sono entusiasti di questo calciatore che nelle movenze, nella grinta e soprattutto nelle caratteristiche tecniche somiglia tantissimo al campione del mondo francese. E proprio Thuram, nell’intervista rilasciata a Il Mattino, parla del giovane difensore del Napoli: “Ho conosciuto Koulibaly grazie a un ristoratore napoletano di nome Roberto che lavora a Parigi. Lui è un grande tifoso del Napoli, è stato lui il primo a parlarmi del calciatore. So che Kalidou ha scelto me come modello, posso essere solo orgoglioso di questo, anche io avevo modelli da giovane: Rijkaard e Tigana. Il suo sogno è diventare come me? Non bisogna porsi limiti e imparare dai propri errori è questo il modo migliore per affermarsi. Lui può diventare anche più forte di me. E poi sono contento che sia entrato nel cuore di una grande tifoseria come quella azzurra”.

Thuram continua la sua intervista tuffandosi nei ricordi del suo passato da calciatore, quando faceva coppia con Fabio Cannavaro, lasciandosi andare simpaticamente a qualche battuta: “Era dura per gli attaccanti quando ci affrontavano”. Torna serio quando inevitabilmente, parlando del calcio italiano, tocca il tema del razzismo negli stadi:” Ho letto che Koulibaly ha indicato altri due modelli, Malcom X e Nelson Mandela, beh…questo me lo fa apprezzare ancora di più. Lui guarda oltre il calcio e la sua professione, ha studiato e da valore a due personaggi che hanno fatto la storia. Quando giocavo con Cannavaro trovavo inaccettabile che in quasi tutti gli stadi gli urlassero di tutto. La parola che più sentivo era terrone e mi chiedevo come si poteva far finta di niente. La parola terrone deve essere paragonata ad un bùù razzista. L’odio sfocia sempre in violenza, per questo bisogna far attenzione agli striscioni, ai cori e a quanto c’è intorno a una partita di calcio”.

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