Salite tutti sull’altalena, dai che vi gira anche la testa, offre il Napoli!

Se fossi un telecronista sportivo e uno “scienziato del pallone”, sintetizzerei così lo spettacolo squallido della sfida con il Parma. Tifosi sulle montagne russe: dalle stelle della notte del San Paolo alle stalle della notte di ieri. Partita di allenamento, riscaldamento, come definire la prestazione del Tardini? La stagione volge al termine, le motivazioni cominciano a calare, ma l’effetto soporifero del match di ieri sera me lo porto ancora addosso oggi, con le nuvole che avvolgono la sonnacchiosa provincia di Napoli in un lunedì mattina dal sapore strano.

Azzurri, mi avete intossicato in un colpo solo compleanno e pastiera, e questo non ve lo perdono. Cercherò di andare oltre il grave oltraggio e di essere imparziale e analitico. Avreste fatto più bella figura a non scendere in campo e a perdere a tavolino, lasciatevelo dire. Ma che è stato? Gli effluvi del capretto pasquale già vi hanno obnubilato il cervello? Mai, e dico mai, nel corso della partita si è registrato un impeto generale, la voglia di portare a casa il risultato. Il gol preso con centrocampo e difesa a mo’ di birilli. Possibile che solo Mertens abbia voglia di fare? E basta recriminare sui rigori non dati, please, quando la velocità media della nostra manovra non supera quella minima di un trerrote scassato. Mah.

Anche Benny sconsolato ammette a fine partita la disfatta. Troppa discontinuità. Qua ci vorrebbero, citando un capo ultras della curva A, due cose: coerenza e mentalità! Del resto anche Aurelio ha mostrato modi da bulletto, verso chi paga il biglietto. Stagione quasi chiusa… resta solo la sfida con la Fiorentina: da tenere a distanza in campionato e da battere in finale. Good monday and good luck. E forza Napoli sempre e comunque.

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.