Notizie Serie A: Juve, Roma, Napoli, Lazio, Inter, Vince il Razzismo

Giudice Sportivo Gianpaolo Tosel

Le rivalità costituiscono, ad ogni livello, l’anima del calcio. Hanno sempre giocato un ruolo fondamentale nella storia delle curve e dei gruppi ultras. Dovunque. Inghilterra. Germania. Italia. Balcani. Dovunque le contrapposizioni, nette, hanno scritto passi molto tristi della storia del calcio.

multe juventusC’è chi ne ha fatto un libro, chi ne fa il pane domenicale. C’è chi le usa per esarcerbare contrapposizioni già di per sè forti.

C’è chi le usa per giustificare e mascherare mastodontici errori di valutazione degli organi deputati all’organizzazione dei grandi eventi nel mondo pallonaro (vedi i risvolti giudiziari della triste strage di Hillsborough). La rivalità, nel calcio, è quindi utile a tutti.

Mette tutti d’accordo, soprattutto finché ci si limiterà ad infliggere penalizzazioni esclusivamente pecuniarie nessuno avrà interesse al controllo. Le società potranno continuare a far finta che il problema non esista (attesi pure gli “sconti” per la collaborazione con le forze dell’ordine).

Scendi tra i dilettanti, dalla terza alla prima categoria, in promozione e gli scenari non cambiano. I giornali locali, ogni lunedì, sono strapieni di notizie in tal senso. Minacce all’arbitro, minacce ai giocatori in trasferta. Pugni all’arbitro. Risse, dentro e fuori del campo. Arbitri, calciatori, spettatori e presidenti: tutti coinvolti in scene di ordinaria follia.

Il calcio come momento di divisione, proiezione esteriore di quello spirito infantile che rende la contrapposizione (tra tifoserie, razze, territori, religioni) unico faro possibile. In fondo, la strutturazione del “giuoco”, e la sua storia, raccontano di violenza e contrapposizione.

Gli antesignani del calcio erano giochi violenti, su entrambe le sponde dell’Atlantico. Nell’antica Roma l’harpastum era sì vicino al calcio come lo intendiamo oggi, ma concedeva anche alcune libertà proprie nel rugby. Nelle Americhe i Maya praticavano un gioco con la palla (per inciso loro avevano già la gomma) molto vicino al basket dove, però, lo sconfitto veniva immediatamente sacrificato. A Firenze, secoli dopo, il calcio fiorentino mostrava una violenza ancora più vicina al rugby che al calcio.

Nonostante lo straordinario impegno profuso, neanche la compianta Margaret Thatcher è riuscita nell’intento di “sedare” gli esagitati hooligans e, in questo senso, dall’Inghilterra giungono copiose le notizie di fenomeni di violenza negli stadi. In Italia qualche tentativo c’è stato. Sono state proposte pseudo-soluzioni che, però, sono state bocciate dai fatti. Si sono trasformate in non-soluzioni che, con il solito spirito masochista che contraddistingue l’amata italietta, ci siamo tenuti. Senza modifiche. E il nostro calcio ne risente. Non fa passi in avanti nel solco della non-violenza. Dagli stadi italiani, dalla periferia alle grandi realtà giungono ai Giudici Sportivi referti che, pur sottostimando (spesso) la realtà di quanto accade nei campi di calcio, svela una realtà violenta e razzista.

Più o meno tutte le società della Serie A vengono regolarmente multate per episodi di violenza e di intemperanza. Multe per quanto avviene sugli spalti, multe per quanto avviene in campo. Tutti responsabili, tutti colpevoli. Allo stesso modo. Ad ogni livello. Tifosi, società e calciatori contribuiscono in maniera rilevante alla realizzazione dello scandaloso film proiettato ogni week-end. Ma, anche in questo caso, è possibile stilare una classifica. Triste. Profondamente triste. Sul podio, in ordine di arrivo, Juventus, Roma, Inter e Napoli. Vandalismo, petardi, laser, episodi di violenza, striscioni offensivi.

La Juventus è prima in Serie A. Alla Juventus spetta però il triste primato di prima società multata per episodi di violenza sugli spalti. Molti ricorderanno l’episodio di qualche tempo fa. La Juventus pareggia in casa del Bologna. Segna Di Vaio, esulta dopo il goal e, correndo a bordo campo, riceve uno schiaffo da un tifoso a cui proprio non andava giù quel pareggio. Molti ricorderanno gli episodi di violenza fuori dallo Juventus Stadium o in trasferta. Molto clamore fece l’attacco degli ultras bianconeri a famiglie e bambini fuori al settore ospiti alla fine di un Juventus – Napoli. Altrettanto rumore fecero gli episodi di violenza andati in scena a Firenze, a Parma e a Napoli, dove le forze dell’ordine dovettero assitere a scene di guerriglia urbana, auto bruciate e atti di vandalismo.

Non è, però, esclusiva bianconera. I tifosi napoletani non sono stati da meno e molti ancora ricorderanno gli episodi di violenza, fuori dallo stadio, ai danni del pullman della Juve all’arrivo negli spogliatoi. Molti ricorderanno i petardi lanciati nel settore ospiti nelle sfide, per esempio, con Juventus e Milan al San Paolo. Molti ricorderanno i ripetuti lanci di oggetti verso i tifosi ospiti della tifoseria napoletana. E altrettanto succede a Roma (biancoceleste e giallorossa), a Milano (rossonera e nerazzurra), Genova (sponda rossoblù). Dovunque. Pochi innocenti. Soltanto poche società non hanno finora pagato per le intemperanze dei propri tifosi.

Spulciando le cifre, però, emergono dati ancora più inquietanti. Considerando le singole voci per le violazioni del codice sportivo, la Juventus deve più di un terzo delle sanzioni comminate per cori in qualche modo rinviabili alla discriminazione razziale o, con licenza poetica del Giudice Sportivo Tosel, alla discriminazione territoriale. Cori contro etnie, cori razzisti. Contro il Sud, contro i napoletani, contro calciatori di colore. La Juventus è la società più multata per episodi a sfondo razzista, contro chiunque. Durante qualsiasi partita.

In qualsiasi condizione l’obiettivo primario dei tifosi bianconeri è tentare di dimostrare la loro presunta “superiorità genetica”. Balotelli e i napoletani i più bersagliati, costati agli Agnelli più di 200.000 € negli ultimi due campionati. Un’enormità perché si resti ancora inermi. Un’enormità perché nessuno punti ad estirpare la malaria andandola a scovare nella palude.