Napoli-Torino 2-1: le occasioni sprecate, quella “jastemma” e le lacrime napulitane

A Torino le caldarroste già fanno sentire il profumo d’autunno tra le strade ormai quasi vuote della domenica sera. Entro nel club proprio mentre l’aversano Bernardo Iovene fa a pezzi la pizza napoletana su Raitre e, in contemporanea al San Paolo, lo stabiese granata Fabio Quagliarella buca la rete azzurra. La prima jastemma, dedicata al freddo che nel tragitto in bicicletta già si è fatto sentire, cede così il posto alla seconda.

Conta poco il fatto che il Club Napoli Vanchiglia per una sera sia diventato una zona franca per gli amici granata, presenti durante la proiezione del match. E anche il panuozzo di Lello, consumato fra il primo e il secondo tempo, ha il sapore amaro del gol fallito. Non ho avuto nemmeno il tempo di analizzare l’eventuale presenza di bruciature, testare il tipo di farina e annusare l’olio. Il “report” lo faremo un’altra volta.

Diciassette metri misura l’area di rigore della squadra a strisce, ha detto oggi l’allenatore della Roma, Garcia. Qua l’unico diciassette è il numero della seccia che non fa entrare neanche una palla nella porta del Toro, fosse alta pure diciassette metri o più. Sì, perché gli azzurri hanno il piglio giusto: attaccano, tirano, addirittura Inler ci prova diverse volte da fuori area! Higuain e Insigne si mangiano gol a ripetizione come se fossero pizze cancerogene. La traversa di Michu sembra la triste conferma di una partita segnata dal 17 della smorfia, ‘a disgrazia. E invece arriva l’imponderabile. Gol di testa di Insigne alla lacrima. Più che sua, la nostra, però.

Il festival delle occasioni sprecate prosegue ancora: cannonate, bombe a mano, siluri. Niente scalfisce Gillet. Ma il Napoli c’è e, come una pizza agli idrocarburi pronta per essere servita, arriva il gol di Callejon. Una parabola strana, ma quanto è bello vedere quel pallone che si infila, rimbalzando, in rete. Siamo nati per soffrire, dicono i tifosi in prima fila nella sala proiezioni del club. Un tifoso granata, che ha seguito la partita con noi, offre a tutti un bicchiere di vodka bruciabudella. Giusto quello che ci vuole per digerire gli idrocarburi in eccesso!
E forza Napoli sempre!

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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