Benitez ed il 4-2-3-1. Sempre insieme, nonostante le critiche esterne per i danni arrecati all’equilibrio tattico e psicologico del Napoli. Un binomio indissolubile che va avanti incurante e che dura ormai da un anno e mezzo. L’oltranzismo tattico del tecnico spagnolo ha dell’incredibile. Testardo, cocciuto, intransigente, sembra ormai volere portare avanti il proprio credo più per ripicca verso la piazza e verso la stampa che per convinzione.

In fondo anche lo spagnolo sa che il Napoli non riesce a reggere questa idea di gioco. E non cambia. In campo gli azzurri sbandano, sono sfilacciati in due tronconi. Rapidi ribaltamenti di fronte, avversari che arrivano nell’area di rigore partenopea con estrema facilità, centrocampo, sempre in inferiorità numerica, in evidente difficoltà, incapace di fare da schermo alla difesa, di conseguenza scoperta, in affanno e lasciata in balia degli avversari di turno.

Difesa additata di non essere all’altezza. Forse è così, ma è anche vero che è i difensori sono messi nelle condizioni di andare in confusione proprio a causa del modulo, troppo spregiudicato. I risultati stentano ad arrivare, così come il gioco. Il credito nei confronti del tecnico sta per esaurirsi. Benitez lo sa. Ma non cambia.

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