Nelle ultime ore i fatti di Roma tornano prepotentemente alla mente e quel 3 maggio si colora di nero. La violenza invade il mondo del calcio e si porta via Ciro Esposito, tifoso del Napoli rimasto vittima della pazzia di un uomo che con il tifo e con il calcio ha poco a che vedere. Eppure negli stessi istanti in cui Napoli e i napoletani piangevano la scomparsa di un proprio figlio, c’era chi pensava a un altro personaggio “protagonista” in quella serata al limite del normale: Genny ‘a Carogna.

Gad Lerner su Twitter scrive: “L’uomo-simbolo, padrone e guida spirituale del calcio italiano si chiama Genny’a Carogna. Di fronte a lui ammutolirono i vertici dello Stato”. Parole che cozzano con l’atmosfera di dolore vissuta praticamente da tutti.

Tante le critiche mosse al giornalista, reo di aver messo in mezzo, in malo modo e in un momento delicato e alquanto sbagliato, un tifoso che quella dannata sera ha cercato di mantenere l’ordine allo stadio, Genny ‘a Carogna per l’appunto,  anche se l’ordine avrebbero dovuto mantenerlo gli uomini in divisa qualche ora prima, poco lontano dall’Olimpico.

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