Vedere un napoletano a strisce bianche e nere che prepara la “genovese” prima della partita è come assistere alla scena in cui tuo fratello Atreo serve in tavola a te, Tieste, i tuoi figli, lasciati in pentola a “pippiare” per ore e ore. Povere cipolle, figlie della nostra calda terra dei fuochi, decapitate e straziate, una per una e senza pietà dall’infingardo iettator.

Ma del resto, ‘a cerevella è ‘na sfoglia e cipolla: non c’è bisogno di scomodare i miti greci per scoprirlo. Deve averlo pensato don Rafè a fine partita, vista la sua dimestichezza con il vernacolo partenopeo. Deve averlo pensato anche il giudice sportivo, leggendo i testi e ascoltando le musiche degli ultimi strepitosi successi della curva bolognese. E se la cerevella è ‘na sfoglia ‘e cipolla, qual è lo spessore della difesa del Napoli?

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Girerei la domanda per conoscenza anche ad Aurelio e a mr. Bigon. Una mano al portafogli e l’altra a chiudere a doppia mandata la porta della cucina, per impedirne l’accesso ai sostenitori della squadra torinese con la maglia a strisce. Meno male che ci stanno Mertens e Callejon… Higuain, più cinico sotto porta! Bentornato Marekiaro. Forza Napoli.

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.