Genoa-Napoli 0-0, Gnocchi alla Sorrentina di traverso per il Pareggio

Il vento soffia ancora forte, ma il cielo è limpido e sul tratto di lungomare che da Bagnoli procede verso Pozzuoli, proprio alla curva della Pietra, un sole tiepido scivola sulla superficie argentea del mare e rimbalza sul giallo-tufo della parete vulcanica dove sta abbarbicata l’Accademia aeronautica: la macchia mediterranea si ostina a restare verde, nonostante sia già novembre. La passeggiatina in riva al mare è sempre bella.

Lo è ancor di più quando è propedeutica agli gnocchi alla sorrentina original homemade, che ti aspettano a casa. Il programma sembra perfetto. A rovinarlo due cose: l’evoluzione della partita in tv e il pomeriggio Rai. Combinazione perfetta per elevare il tedio domenicale all’ennesima potenza. Combattere in un colpo solo contro la sfortuna e contro gli stereotipi, è un’impresa ardua. E infatti entrambe le partite sono finite senza né vincitori né vinti, ma solo con una grandissima rottura di scatole. Ad ogni modo palle tagliate come quelle di Mertens prima o poi entrano, e così anche le deviazioni sottoporta di Marekiaro… e poi il rigore. Facciamo un po’ di cryandfuck come fanno le ciucciuettole bianconere.

Eh vedrete che quel rigore non dato, quei punti in meno che ci ritroviamo peseranno alla fine, e voi già state risalendo… è sempre meglio giocare male e vincere che giocare bene e pareggiare. Al netto delle tante occasioni comunque create, se posso farei un appello alle primedonne là davanti: meno egoismo, passatevi il pallone più spesso, specialmente se il vostro collega sta sul iss annanz a port.

Comunque forza Napoli sempre, eh.

Lino Mergel

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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