Cannavaro, il Napoli ed il rapporto con i tifosi: il capitano vittima della memoria corta

L’ho difeso. Strenuamente. Ma l’ho fatto per ciò che rappresenta. L’ho fatto nella convinzione che per Paolo Cannavaro ogni tifoso del Napoli abbia un debito di riconoscenza troppo grande. Schierarsi con Paolo Cannavaro, in questo frangente della stagione, significa attirarsi le critiche della maggioranza dei tifosi. Ma solo di quelli per i quali la storia del Napoli termina nella stagione 1990/1991 per poi riprendere il 10 giugno 2007. Solo per quelli che durante la partita, sprofondati nella sedia o sul divano, riescono addirittura ad “abbioccarsi”. Solo per quelli che hanno vissuto gli sfarzi partenopei per poi prendersi una lunga pausa saltandosi il Napoli di Corbelli, quello di Naldi, il fallimento, la Serie C ed il Gela. Di quelli che riescono, però, a farti prendere un “coccolone” quando li senti inveire contro Emanuele Calaiò. Quando con 18 gol ci trascinò via dall’inferno della C o quando con 14 gol ci regalò di nuovo la Serie A era l’Arciere Partenopeo. Adesso invece …

Striscione in Curva B per Cannavaro
Lo striscione esposto in Curva B per Cannavaro

Seppur non pienamente condivisibile, lo striscione esposto in Curva B in occasione del match contro l’Atalanta deve essere abbracciato nella sua completezza: “Non solo muscoli ma tanta umiltà, combatti e vinci napoletano… Cannavaro sei il nostro capitano”. Questo il pensiero dei gruppi. Questo, in parte, ciò che dovrebbe sapere ed affermare ciascun tifoso napoletano. Cannavaro con la maglia azzurra ha disputato 279 partite tra Serie B, Serie A e Coppe e non si può far finta di non saperlo, non si può approcciare al caso Cannavaro con l’irriverenza con la quale, al momento, lo stanno affrontando i tifosi napoletani dalla memoria maledettamente corta.

Che il tasso tecnico della squadra sia nettamente cresciuto rispetto alle passate stagioni è fuori discussione. Che adesso ci sia da lottare con Albiol per un posto da titolare è altrettanto evidente. E che quindi Cannavaro debba rassegnarsi a giocare meno è altrettanto chiaro. Così come è chiaro che se De Laurentiis, magari in preda ad una folgorazione, regalasse agli azzurri Messi e Cristiano Ronaldo, molti di quelli che oggi sono idoli finirebbero nella stessa condizione di Paolo Cannavaro. Da uomo che ha disputato 426 partite in carriera, il difensore azzurro sa esattamente che il vento è cambiato e che probabilmente dovrà accomodarsi di più in panchina. Forse sceglierà di restare comunque, da napoletano (a patto che De Laurentiis gli rinnovi un contratto messo a punto sul modello di produzione cinese che nessuno avrebbe firmato se non davvero innamorato di Napoli e del Napoli).

Paolo Cannavaro Capitano
Paolo Cannavaro, 279 partite in maglia azzurra

Ma Cannavaro non può essere vittima dell’incoerenza, dell’irriverenza e dell’irriconoscenza di una parte del popolo napoletano. Quell’incoerenza che ha già spinto Rafa Benitez a mettere le cose in chiaro, quell’irriverenza che ha portato Cannavaro via dai social network, quell’irriconoscenza di cui un napoletano dovrebbe pentirsi. Napoli è una piazza particolare. Napoli è quel luogo in cui si è riuscito a criticare Benitez per il pareggio contro il Sassuolo nonostante l’inizio di stagione entusiasmante. Benitez ci ha messo la faccia ed ha avuto la meglio. Cannavaro è lì, ad affrontare le critiche. I detrattori sono già tutti schierati. Che ora si palesi il rispetto per chi ci ha fatto tornare grandi.

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Scritto da Massimo Esposito

Napoletano di nascita e cilentano d'adozione, è appassionato di letteratura sportiva e del Calcio Napoli. Nasce economista per svista con la grande necessità di comunicare e di trasmettere. Di condividere e di parlarne. Il tempo libero (spesso troppo) è dedicato alle sue grandi passioni, tra cui i cani. Massimo Esposito su Twitter

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