Calcio, Le Rovesciate Più Belle: Da Van Basten a Ibrahimovic

E’ riuscito in due grandi imprese, Zlatan Ibrahimovic. Ha segnato uno dei gol più belli di sempre e fatto dimenticare (o perlomeno sdrammatizzare) ai tabloid inglesi, cecchini infallibili quando si tratta di “sparare” titoli a forma di lapilli, la disfatta dei “Leoni” in Svezia. Di fronte alla “chilena” di Ibra, anche la penna si impressiona. E il dibattito cambia bersaglio.

Si rispolverano i capolavori gelosamente custoditi nella galleria dell’arte. Messi in fila. Studiati. Paragonati per capire a chi attribuire il voto più alto, manco avessero il codice a barre . Come se l’estetica suprema e il gusto fossero messi all’asta in piazza. Il valzer dei confronti, animato da commenti partigiani quasi che si trattasse di difendere once di terreno, è vorticoso.

I candidati alle “Primarie” sono selezionati. Perché la “rovesciata”, sogno di sempre, da quando hai un joystick per le mani o vedi il campo per la prima volta, è roba per pochi eletti. Molti dei quali legati all’Italia, più che altro di passaggio nel Belpaese.

Pensi alla rovesciata, spunta il fuoriclasse anni 90’, il “Cigno” d’Olanda, Marco Van Basten. Ai posteri è tramandata questa meraviglia. Ajax- Den Bosh. Acrobazia del tulipano (arginato nel suo splendore da una caviglia malandata) che firma un’ altra prodezza contro il Goteborg a San Siro.

Zlatan Ibrahimovic Psg

Lo stesso stadio che vede, ma sotto occhi interisti, l’ascesa sulla traversa di Youri Djorkaeff. E’ Inter-Roma. E’ spettacolo, col francese in volo sui legni ad illuminare il Meazza quasi dalla linea di fondo.  Classe e potenza. Il talento ma anche una grande dose di sfrontatezza e coraggio.

Quelle che non mancano a Mauro Bressan che, a cavallo di due secoli, decide di chiudere il 1999 con un quadro d’autore al Barcellona (che di rovesciate, tra Ronaldo e Ronaldinho, ha la pancia piena). Al “Franchi”, dove finirà 3-3, si impenna un pallone intorno ai 25 metri. Bressan è geniale solo a pensarci. Il resto è in saecula saeculorum.

Infine lui, l’ultimo in ordine di tempo, il primo a cui pensi se rovesciata fa il paio con genio e sregolatezza. Zlatan Ibrahimovic. Lui e la sua opera d’arte composta sui titoli di coda di una partita, vero, ma arricchita da una distanza lunare dalla porta e da una coordinazione degna di chi è specialista nel ramo taekwondo. D’altronde l’arte non conosce tempo. Ed è per se stessa. A te lascia l’immagine di un uomo in volo, di un pallone che entra tra bocche aperte e la sensazione di essere davanti alla console. Sveglia, è tutto, meravigliosamente, vero.