Bologna-Napoli 3-2, Lino Mergel e i Gufi Zebrati di Provincia

Pollo amaro. Anche se ‘mbuttunato al punto giusto dalle mani sapienti della zia. Tanti chilometri per poter passare in famiglia la domenica precedente il ponte dell’Immacolata, in uno dei tanti paesini incastonati nel presepe calcareo dell’Alta Valle del Sele. L’atmosfera è quella giusta, con le feste alle porte e un bel sole dicembrino. Il nipotino con la maglietta azzurra propiziatoria è già in prima linea, nel baretto sul viale del paese. Alle 12.30 è Radio Kiss Kiss a darmi le notizie mentre sono al volante. Alle 12.50 sono davanti al bar dopo la prima scoppola. Mi lancio in una corsetta per guadagnare lo schermo. Davanti all’ingresso, da un’accozzaglia di strisciati di provincia si stacca mr. Gufo che mi sbarra il passo: “Addò curr, ca avit già pigliat o sicond”.

Ua che seccia esagerata. Difficile dimenticare quella faccia allargarsi in un sorriso beffardo, mentre corro a dare manforte ai ragazzi in difficoltà. La sensazione è strana: c’è un incantesimo in atto. La palla non vuole entrare, o meglio, entra dove non dovrebbe. La faccia di Donadoni, inquadrato dalle telecamere, nella mia immaginazione diventa un tutt’uno con quella di mr. Gufo provinciale. L’epidemia strisciante ha ormai contagiato buona parte del paese. Si avvicina un signore elegante, con cappello ampio a larghe tese, fingendo stupore e meraviglia. “Mi dispiace, anche se sono juvent…”VATTENNE! Lino maleducato, che esempio dai al nipotino.

L’incantesimo prosegue e gli ultimi secondi di palpitazioni sono solo il viatico all’abbuffata domenicale, in cui nessuno si è mantenuto, per affogare il dispiacere della disfatta di Bologna. Adesso però almeno non teniamo puntati addosso ll’uocchie sicche di tutti gli strisciati e affini. E un bagno di umiltà è sempre una buona lezione.

Forza Napoli Sempre!

Lino Mergel

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.