Avellino, Tifosi su Facebook: Facciamo Tornare Totò Fresta in Città

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Un amore sconfinato. Sono trascorsi più di dieci anni, ma ad Avellino non l’hanno mai dimenticato. Salvatore “Totò” Fresta, nome sconosciuto ai più, è un ex attaccante biancoverde che in Irpinia ha lasciato il segno. Ora i tifosi hanno lanciato un’iniziativa sui social network, ed in particolare su Facebook, per farlo tornare almeno un giorno in città. Qualcuno lo vorrebbe allo stadio, in curva Sud, quel settore che per tanti anni l’ha acclamato, eleggendolo a suo eroe. Ma sarebbe sufficiente poterlo riabbracciare per le strade della città. Forse solo chi è nato dal ’90 in poi non lo conosce perché non l’ha visto giocare, eppure ne avrà sentito parlare.

“Salvatore mi parla sempre di Avellino. Mi ha detto più volte che il suo più grande rammarico è quello di non aver giocato una partita d’addio lì, soprattutto per la gente.  Ho già avuto modo girando sui siti e sulla sua fan page su Facebook di rendermi conto di quanto Totò sia amato. Con i miei compagni faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per far avverare questo sogno. Ve lo portiamo noi giù”. A parlare è Alberto Mignone, ligure di Isola del Cantone, che da quest’anno è compagno di squadra di Fresta al Paderna, squadra di Prima Categoria. A 44 anni, infatti, il mitico “Totò” non ha ancora appeso le scarpette al chiodo. “Fa un allenamento a settimana – conclude Alberto Mignone – e la domenica è in campo a fare la differenza!!!!! Mi ha colpito la sua grandissima umiltà”

salvatore fresta calciatoreOltre un centinaio di presenze complessive e più di 30 reti tra gare ufficiali e non, distribuiti tra l’inizio e la metà degli anni ’90 e la stagione del ritorno (2001/02). Per gli amanti delle statistiche, è considerato il quarto marcatore di sempre della gloriosa storia biancoverde con 29 gol realizzati in impegni ufficiali nelle sue diverse stagioni in Irpinia (dal 1992 al 1997, intervallate da un anno ad Alessandria, e nel 2001/2002).

Al primo posto di questa speciale graduatoria c’è Raffaele Biancolino, che ancora oggi indossa la maglia dell’Avellino, ma il paragone con Totò, nel cuore degli avellinesi, non regge. Fresta ha segnato di meno, ha conquistato meno promozioni e non ha conosciuto giornate come la finale play-off contro il Napoli. Ma, a differenza del “Pitone”, non ha mai indossato (figuriamoci baciato) la maglia degli odiati cugini della Salernitana. E poi sarebbe sufficiente fare un sondaggio per le strade della città…

In realtà in questa classifica, Biancolino precede grandi personaggi del passato come Cesero (1967/1969) e Lucio Mujesan (1964/66), ma non si tiene mai conto delle realizzazioni del compianto Nando Del Gaudio, che in realtà di gol ne ha segnati più di tutti, ma non c’è il supporto di dati ufficiali.

In Campania Fresta ha indossato anche la maglie di Savoia e Juve Stabia, a Castellammare in particolare ha lasciato un ottimo ricordo. Anche qui, pur avendo giocando di meno, era diventato un idolo della tifoseria. Perché Totò è sempre è stato così: esaltava il pubblico con le sue giocate raffinate, con la sua andatura caracollante  e quel pizzico di pazzia che l’ha sempre contraddistinto, sia in campo che fuori. Finiti gli allenamenti, i suoi tifosi diventavano i suoi amici, con i quali magari trascorrere una serata in compagnia. Ecco perché ad Avellino nessuno lo ha dimenticato. Ora quest’iniziativa su Facebook da parte dei suoi fans. Riusciranno a farlo tornare, almeno per un giorno, in città?

ALTRO SU TOTO’ FRESTA
La parabola di Totò Fresta, da Eroe a Operaio (del 2009)

Quando me l’hanno detto stentavo a crederci. “Ma siamo sicuro che sia proprio lui? Il mitico Totò?”. Sì, perchè di fronte ad una notizia del genere, appresa casualmente in una fredda serata milanese (e poi puntualmente verificata e confermata), ci si rimane davvero a bocca aperta. Salvatore Fresta, l’ultima bandiera dell’Avellino Calcio – una carriera trascorsa tra Cosenza, Taranto, Castellammare, Torre Annunziata, Como ed Alessandria – a 42 anni suonati non ha ancora appeso le scarpette al chiodo. Gioca in una formazione piemontese del campionato di Seconda Categoria, ma per vivere – udite, udite – fa l’operaio. Sì, avete capito bene: il mitico Totò, quarto marcatore di sempre dell’Us Avellino (preceduto da gente del calibro di Del Gaudio e Muiesan e dal “rinnegato” Biancolino), lavora in un’azienda di Alessandria che distribuisce bevande agli esercizi commerciali della città e della provincia. Il suo titolare è anche il presidente della formazione di Seconda Categoria con la quale continua a giocare, malgrado i chili in più e un fisico neanche lontanamente paragonabile a quello di una volta. Lui, abituato a dribblare gli avversari come birilli e a sorprendere i portieri con tocchi astuti, adesso si ritrova a guidare automezzi e scaricare cartoni di birre e superalcolici destinati ai bar della piccola città piemontese, collocata esattamente a metà strada tra Milano, Torino e Genova. Da queste parti si è stabilito oltre dieci anni fa, quando venne ingaggiato dai “Grigi” dell’Alessandria, all’epoca in serie C. Da qui non è più andato via: ha messo su famiglia, ha allacciato un eccellente rapporto con la gente del posto (in città lo conoscono tutti) ed ha cominciato a divertirsi nelle categorie dilettantistiche. Ma uno come Fresta lo vorresti sempre vedere nel mondo del calcio: dirigente, team manager, talent scout, allenatore dei Pulcini. Il ruolo non importa, starebbe bene dovunque. Soprattutto in piazze come Avellino e Castellammare, dove ha effettivamente lasciato il segno nel cuore delle rispettive tifoserie. Ed invece Totò-Gol ha intrapreso un’altra strada, sicuramente più coraggiosa, abbandonando quasi del tutto il mondo del calcio, che l’ha visto protagonista sin dal finire degli anni ‘80. Lui, romano della Garbatella, con le sue movenze alla Faustinho Asprilla, il suo passo felpato e la sua simpatica “follia” (sia in campo che fuori) era subito entrato nelle simpatie del popolo biancoverde.
Eppure, dopo l’ultima esperienza della gestione Sibilia (quando venne richiamato in Irpinia dopo diversi anni), da queste parti non s’è più visto. Vorremmo almeno salutarlo, ringraziarlo per quanto ha fatto per questo colori e dargli una pacca sulla spalla. Mai come adesso – nelle vesti di operaio – la merita sul serio perchè deve realizzare il gol più importante della sua carriera, anzi della sua vita: (soprav)vivere senza calcio. Gianluca Capiraso