Prato-Avellino, l’ex Totò Fresta Sarà allo Stadio

salvatore fresta calciatoreHa accettato volentieri l’invito e domenica sarà in tribuna allo stadio di Prato. Totò Fresta, indimenticato ex dell’Avellino, torna a vedere una partita dei Lupi.

Domenica 6 gennaio, nel giorno dell’Epifania, l’eroe del popolo biancoverde potrà riabbracciare il suo vecchio pubblico, lo stesso che l’ha eletto all’unanimità come sua bandiera.

Salvatore Fresta, cinque stagioni in Irpinia condite da oltre cento presenze ed una trentina di gol in gare ufficiali, è rimasto nel cuore della tifoseria biancoverde.

Chi oggi ha 30 o 40 anni non può non ricordarlo. Così come a Castellammare di Stabia, Como o Alessandria: anche qui il buon Totò ha lasciato un eccellente ricordo delle sue indiscusse qualità.

Già un paio di mesi fa, grazie ad un’iniziativa lanciata dalla sua seguitissima fanpage su Facebook (con oltre 2mila fans), i tifosi biancoverdi si mobilitarono per riportarlo, almeno per un giorno, ad Avellino.

All’appello, oltre a centinaia di sostenitori irpini, aveva risposto anche il diretto interessato (non iscritto al popolare social network) attraverso le figlie, le sue splendide gemelle, che hanno evidentemente comunicato al loro papà la mobilitazione dei suoi vecchi tifosi. E, di fatto, permettendo che l’indimenticato attaccante potesse tornare in contatto con qualche “lupo nostalgico”. Ed è andata proprio così.

Negli ultimi giorni del 2012, Fresta è stato raggiunto ad Alessandria, la sua città adottiva (Totò è romano della Garbatella), da alcuni tifosi irpini che vivono al Nord (si chiamano, appunto, “Irpini del Nord”) per una cena all’insegna della nostalgia. Ricordando i tempi che furono.

Gli stessi tifosi l’hanno invitato per la trasferta di Prato e lui, il mitico Totò Fresta, non si è tirato indietro.

Domenica sarà allo stadio, in tribuna e non nel settore ospiti a causa delle note (e incomprensibili) limitazioni dovute alla tessera del tifoso, ma ci sarà. E comunque mai dire mai…

Facile prevedere che, almeno inizialmente, l’attenzione del pubblico di fede biancoverde sarà rivolta più alla tribuna che al rettangolo di gioco.

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ALTRO SU TOTO’ FRESTA
La parabola di Totò Fresta, da Eroe a Operaio (del 2009)

Quando me l’hanno detto stentavo a crederci. “Ma siamo sicuro che sia proprio lui? Il mitico Totò?”. Sì, perchè di fronte ad una notizia del genere, appresa casualmente in una fredda serata milanese (e poi puntualmente verificata e confermata), ci si rimane davvero a bocca aperta. Salvatore Fresta, l’ultima bandiera dell’Avellino Calcio – una carriera trascorsa tra Cosenza, Taranto, Castellammare, Torre Annunziata, Como ed Alessandria – a 42 anni suonati non ha ancora appeso le scarpette al chiodo. Gioca in una formazione piemontese del campionato di Seconda Categoria, ma per vivere – udite, udite – fa l’operaio. Sì, avete capito bene: il mitico Totò, quarto marcatore di sempre dell’Us Avellino (preceduto da gente del calibro di Del Gaudio e Muiesan e dal “rinnegato” Biancolino), lavora in un’azienda di Alessandria che distribuisce bevande agli esercizi commerciali della città e della provincia. Il suo titolare è anche il presidente della formazione di Seconda Categoria con la quale continua a giocare, malgrado i chili in più e un fisico neanche lontanamente paragonabile a quello di una volta. Lui, abituato a dribblare gli avversari come birilli e a sorprendere i portieri con tocchi astuti, adesso si ritrova a guidare automezzi e scaricare cartoni di birre e superalcolici destinati ai bar della piccola città piemontese, collocata esattamente a metà strada tra Milano, Torino e Genova. Da queste parti si è stabilito oltre dieci anni fa, quando venne ingaggiato dai “Grigi” dell’Alessandria, all’epoca in serie C. Da qui non è più andato via: ha messo su famiglia, ha allacciato un eccellente rapporto con la gente del posto (in città lo conoscono tutti) ed ha cominciato a divertirsi nelle categorie dilettantistiche. Ma uno come Fresta lo vorresti sempre vedere nel mondo del calcio: dirigente, team manager, talent scout, allenatore dei Pulcini. Il ruolo non importa, starebbe bene dovunque. Soprattutto in piazze come Avellino e Castellammare, dove ha effettivamente lasciato il segno nel cuore delle rispettive tifoserie. Ed invece Totò-Gol ha intrapreso un’altra strada, sicuramente più coraggiosa, abbandonando quasi del tutto il mondo del calcio, che l’ha visto protagonista sin dal finire degli anni ‘80. Lui, romano della Garbatella, con le sue movenze alla Faustinho Asprilla, il suo passo felpato e la sua simpatica “follia” (sia in campo che fuori) era subito entrato nelle simpatie del popolo biancoverde.
Eppure, dopo l’ultima esperienza della gestione Sibilia (quando venne richiamato in Irpinia dopo diversi anni), da queste parti non s’è più visto. Vorremmo almeno salutarlo, ringraziarlo per quanto ha fatto per questo colori e dargli una pacca sulla spalla. Mai come adesso – nelle vesti di operaio – la merita sul serio perchè deve realizzare il gol più importante della sua carriera, anzi della sua vita: (soprav)vivere senza calcio. Gianluca Capiraso

Scritto da Gianluca Capiraso

Nato ad Avellino nel 1982, iscritto all'Albo Nazionale dei Giornalisti Pubblicisti nel 2000 (a soli 18 anni), da 5 anni vive a Milano dopo aver "girovagato" tra Roma e Firenze. Il suo primo articolo, pubblicato su un quotidiano locale, risale a inizio 1998, neanche 16enne. Segue da vicino le vicende sportive di diversi club italiani, dalla serie A alla Lega Pro. Segui @Capiraso

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