Il ritorno di Vargas a Napoli. Ma non era un bidone?

Mi sembra ancora di sentirle quelle striduli vocine. “Vargas non serve a niente” oppure “Vargas è un bidone”. E ancora “Possibile che dobbiamo spendere tanti soldi per Vargas quando in Italia ci sono tanti attaccanti da prendere?”. Questo era più o meno il tenore dei commenti alle prestazioni di Edu Vargas con la maglia del Napoli all’epoca di Mazzarri.

Mazzarri dito nell'occhio
Walter Mazzarri, additato dai tifosi come causa principale del flop Vargas

E pure Carminiello lo sa. Perché pure lui, con gli altri, con la forca provava a respingerlo, a rimandarlo lì da dove era venuto. Ora, in teoria, non ho idea di cosa possa pensare Carminiello a riguardo. Non lo sento da molto e sulla questione, credo, ci confronteremo prossimamente. Ma suppongo che, con la consueta coerenza che lo contraddistingue, continuerà a tenere ben salda la sua posizione, ad osteggiare un eventuale ritorno di Vargas all’ombra del Vesuvio. Ma la coerenza è merce rara.

Carminiello potrà testimoniare. Ho amato, ed amo, profondamente Vargas. Mi è sempre sembrato un martire di Walter Mazzarri come, più o meno, ogni giovane o nuovo arrivato che non rientrasse, per l’ottica di stampo medievale dell’ex tecnico partenopeo, nelle gerarchie precostituite dello spogliatoio. Ne sono stato sempre uno strenuo difensore. Un fan di quelli sfegatati (non mi strappavo i capelli), ma ne sostenevo la permanenza (e l’impiego) a Napoli. Saranno anche ruoli diversi ma se spazio l’ha trovato Donadel, mi chiedevo (e in realtà ancora mi interrogo) perché non darne anche al folletto cileno.

Allenatore nel Pallone
L’Allenatore del Pallone (interpretato da uno straordinario Lino Banfi) e il suo modulo a farfalla

Dopo le prestazioni con il Gremio (dove pure spesso Vargas ha riscaldato comode sedute in tribuna) e con la Nazionale cilena, sembra che il popolo napoletano, quell’insieme infinito di allenatori (tutti pronti a schierare gli azzurri con il classico modulo a farfalla o, se preferite, il 5-5-5 di “Banfiana” memoria) che sostiene il Napoli quando vince e lo stravolge, sconvolge e critica quando perde, si sia accorto del talento del 24-enne attaccante di Santiago de Chile. Stamattina (e già ieri sera) i commenti erano più o meno questi “Ma perché il Napoli non se lo riprende?”, “Quella è tutta colpa di Mazzarri?”. E ancora “Lo dicevo io che era Mazzarri che non capiva niente”. Coerenza? Macché. E’ la vecchia storia di coloro che salgono sul carro dei vincitori, per poi scenderne quando si mette male.

benitez napoli
Intanto, Benitez, pensa a portare Vargas a Napoli a Gennaio

Edu Vargas non è Maradona oggi, dopo aver segnato una doppietta alla Spagna, stregando per un attimo pure Raul Albiol. Vargas non era il peggior bidone partenopeo nel gennaio del 2013 quando la società azzurra, spinta da Walter Mazzarri e soprattutto dall’esigenza di non bruciare un capitale immobilizzato da 12 milioni di euro, già in caduta libera a 6 milioni, reale valore del ragazzo prima di approdare in azzurro. Da allora il cileno ha disputato 17 partite con il Gremio andando a segno (solo?) 5 volte. Con il Cile, seppur a segno da 6 partite, da quando ha lasciato Napoli, è sceso in campo 5 volte andando a segno altrettante volte. Insomma, se il popolo napoletano ha intenzione di valutare Vargas esclusivamente sulla base di questi dati, allora tocca dare ragione a Carminiello. Ed alla sua coerenza. Occorre riprendere la forca ed evitare che Turboman rimetta piede in azzurro.

In realtà, però, Vargas nelle ultime partite ha mostrato un netto miglioramento di forma e di condizione. Ha ritrovato quella serenità e quella continuità necessarie e fondamentali per scendere in campo con una maglia pesante come quella azzurra. Ha, forse, ritrovato la stima di una società che su di lui aveva fatto un cospicuo investimento. Ha trovato, forse, la stima di un allenatore che non lo relegherà al ruolo di stalliere nelle granitiche gerarchie di palazzo.

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Scritto da Massimo Esposito

Napoletano di nascita e cilentano d'adozione, è appassionato di letteratura sportiva e del Calcio Napoli. Nasce economista per svista con la grande necessità di comunicare e di trasmettere. Di condividere e di parlarne. Il tempo libero (spesso troppo) è dedicato alle sue grandi passioni, tra cui i cani. Massimo Esposito su Twitter

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