Compleanno Javier Zanetti: omaggio al campione interista (VIDEO)

Primissimo allenamento, facciamo possesso palla. Lui non la perde mai, gli resta sempre incollata al piede. Quel giorno pensai che avrebbe fatto la storia dell’Inter”: sono queste le parole con le quali, nel 1995, durante il ritiro di Cavalese l’allora capitano nerazzurro Beppe Bergomi parlò alla stampa del neo arrivato Javier Zanetti, un terzino argentino semisconosciuto, giunto insieme al più decantato Sebastian Rambert nel mercato estivo come primo acquisto della nuova Inter di Massimo Moratti. Al suo arrivo nel ritiro di Cavalese suscitò da subito moltissime attenzioni, non tanto per le dichiarazioni d’amore verso colori che erano ancora nuovi per lui quanto per il suo stile semplice, quasi a non voler dare fastidio: arrivò al campo d’allenamento, infatti, con un sacchetto della spesa con all’interno i suoi effetti personali. Indossò scarpette e parastinchi e via, su e giù per i campi, senza mai fermarsi per (ormai) 19 stagioni di fila.

Diventò subito titolare fisso di una Inter che però annaspava senza raccogliere risultati di prestigio. I primi anni di Zanetti all’Inter gli permisero di essere apprezzato da subito per la sua professionalità, per la sua tenacia, per la sua grinta, per i suoi sacrifici dal primo all’ultimo secondo di ogni partita di campionato e soprattutto per le sue immense, infinite corse con la testa bassa e la palla incollata al piede, proprio quella caratteristica che aveva fatto breccia nel cuore di Bergomi. Ritiratosi Bergomi, la fascia di capitano passa proprio a Zanetti che non l’ha più mollata dal 1999.

Zanetti consola Lavezzi

Zanetti è stato un punto fermo dell’ultimo ventennio interista, un tassello irrinunciabile per tutti gli allenatori che lo hanno avuto a disposizione. Terzino destro o sinistro, esterno destro o sinistro di centrocampo, mediano, all’occorrenza anche difensore centrale: per Zanetti non era importante il ruolo, per lui è fondamentale aiutare la sua squadra, dando l’anima per quella maglia che ha ormai tatuato sulla pelle. Zanetti c’è sempre stato: nel 1998 c’era (con un magnifico gol) a Parigi in occasione della vittoria della finale di Coppa UEFA contro la Lazio ma c’era anche l’anno prima nella finale (persa) contro lo Schalke 04 e c’era, soprattutto, quando nel 1998 l’Inter perse lo Scudetto a favore della Juventus lamentando torti arbitrali nel famoso match del rigore non concesso per fallo di Iuliano su Ronaldo.

Zanetti c’era, con le lacrime, con la sua corsa e pronto sempre a mettersi la faccia, anche nei sette anni bui successivi alla vittoria in UEFA dove l’Inter ha raccolto magre figure in Italia e in Europa arrivando a centrare, come massimo risultato, una semifinale di Champions persa col Milan. Zanetti ha continuato ad esserci quando, a partire dal 2005, l’Inter ha iniziato a dominare nel calcio italiano portando a casa, nel giro di cinque stagioni, ben quindici trofei: cinque Scudetti, quattro Coppe Italia e altrettante Supercoppe Italiane, una Champions League e un Mondiale per Club. Unica amarezza in questo quinquennio l’aver mancato la conquista della Supercoppa Europea, unico trofeo assente nella bacheca nerazzurra e in quella personale di Zanetti.

Zanetti c’è stato, con ancora più grinta, anche nei difficili anni post-triplete, negli anni di Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri e Stramaccioni. Lui c’era sempre, davanti ai microfoni a prendersi le responsabilità o in campo a sgolarsi per incitare i compagni. Lui c’era, col suo solito sorriso, anche dopo l’infortunio al tendine d’Achille rimediato a Palermo dopo il quale dichiarò, commuovendo parecchi appassionati di calcio: “Ritirarmi dopo l’infortunio? Non ci penso nemmeno, voglio disputare almeno un’altra gara davanti ai tifosi prima di smettere di giocare.”

Javier Zanetti con Maradona

A dire il vero, qualsiasi appassionato di calcio oggi farebbe fatica ad immaginare un’Inter senza Zanetti: generazioni intere sono nate e cresciute nel suo mito, lo hanno sempre visto scorazzare in campo con la sua fedele maglia numero 4 sulle spalle, apprezzandone le qualità a prescindere dai colori per i quali gareggiasse. Nessuno dimenticherà mai le sue lacrime di tristezza dopo l’eliminazione dalla Champions per opera del Milan nel 2003 così come nessuno dimenticherà il suo volto entusiasta, come quello di un bambino, dopo aver sollevato la Coppa dalle grandi orecchie al Santiago Bernabeu.

Tanti gli apprezzamenti che Zanetti ha ricevuto dai suoi colleghi e da altri personaggi sportivi nel corso della sua carriera. Tra i tanti, Roberto Baggio che in passato ha dichiarato a proposito del suo ex compagno nerazzurro: “È fantastico. Lui vuole essere Baggio? E io vorrei essere lui, è indistruttibile”. Sublimi, invece, le parole del giornalista Luigi Garlando: “Javier Zanetti è una figurina che ogni padre metterebbe in mano al proprio figlio come un santino, a prescindere dal campanile del tifo: gioca come lui, comportati come lui. Il capitano nerazzurro è da anni una stella polare indicata ai giovani che si incamminano nello sport. La sua lezione più preziosa è la dignitosa accettazione della sconfitta e l’orgoglioso sforzo per ripartire. Una lezione straordinariamente moderna oggi che ai ragazzi si insegna altro: che la sconfitta è la spia del fallimento, da evitare in tutti i modi, e non un passaggio naturale e istruttivo per migliorarsi”. Immancabile anche una dichiarazione di Mourinho (scelto da Zanetti come miglior tecnico mai avuto nella sua carriera): “Sapevo che è una forza della natura, ma non pensavo fosse questo uomo. E poi il suo passaporto deve essere sbagliato. Non può può avere 36 anni, devono essere al massimo 25-26”.

La forza di Zanetti sta, da sempre, nell’essere ammirato da tutti, a seconda della fede calcistica. A memoria d’uomo, nessuno ha mai osato rivolgere un coro contro questo campione, patrimonio del calcio italiano come (senza andare troppo indietro nel tempo) Maldini, Del Piero e Totti, uniche bandiere rimaste di un calcio sempre meno legato a certi affetti. Sì, perché quello di Zanetti con l’Inter è un vero affetto, un amore indistruttibile, paragonabile a quello che si può provare verso la propria donna, tant’è che il capitano nella sua biografia scrisse: “L’Inter è sempre sola nel senso di solitaria, staccata da tutto il resto, al confine; è sola nel senso di unica, nel modo di pensare, di agire e di rapportarsi con il mondo. Non mi stancherò mai di ripeterlo, a costo di sembrare banale: l’Inter è una creatura diversa rispetto a tutte le altre squadre. Nel nostro DNA c’è una piccola dose, o forse qualcosa di più, di sana, lucida follia; l’Inter è genio e sregolatezza, l’Inter è sofferenza, l’Inter è dolore, l’Inter è estasi. Dall’Inter ci si può aspettare tutto e il contrario di tutto. Vittorie impossibili e tonfi clamorosi, partite della vita e passaggi a vuoto inimmaginabili. È così, storicamente”.

Zanetti ha ancora un anno di contratto con l’Inter, la sua riabilitazione procede a vele spiegate, il suo rientro è sempre più vicino e Mazzarri potrà avere, prima della fine dell’anno solare, anche il suo capitano al 100%. Non può esistere un’Inter senza Zanetti, è un’Inter che ha un sapore diverso e quindi, nell’attesa di poter applaudire di nuovo le discese lungo la fascia o le instancabili corse per strappare la palla all’avversario, il popolo nerazzurro e qualunque tifoso del calcio sano e ancorato ai valori di un tempo non possono fare altro che stringersi in un unico abbraccio virtuale gridando “tanti auguri Campione!!!”

ECCO UN VIDEO CON UN TRIBUTO AL CAMPIONE ARGENTINO:

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Scritto da Giorgio Billone

Sono nato a Palermo il 17/06/95 e da allora sono diventato un appassionato di calcio a 360°, amante delle statistiche e alle curiosità legate al mondo del pallone, esperto di Sport in tv.

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