Young Boys-Napoli, prestazione vergognosa: azzurri stanchi, lenti e svogliati

Vergognosa. Non si può aggiungere altro. Non ci sono alibi o attenuanti che tengano. La prestazione degli azzurri è stata penosa. Perdere contro una squadra svizzera dal nome che sembra un plagio mal riuscito di una squadra di Holly e Benji significa ormai raschiare il fondo. Contro quella mediocre Inter il pareggio tutto sommato ha lasciato margini alla fiducia, considerando il doppio vantaggio (anche se per due volte è durato poco più di un batter d’occhio) e la spinta del Meazza.

Ma per favore, dopo questa prestazione contro i Young Boys (sembra il nome di una di quelle squadre create negli spot televisivi per bambini), si abbia almeno il coraggio di fare silenzio e di ritirarsi a riflettere seriamente su cosa si voglia fare di questo Napoli. Immobile, stanco, lento, svogliato, incapace di costruire un’azione che sia degna di chiamarsi tale. Ci sono stati calciatori maltrattati e cacciati via a calci nel sedere che per la maglia azzurra hanno dato tanto e si sono fatti valere. E nell’Europa che conta, non contro i Young Boys. Giocatori come Cannavaro, Aronica, Grava, lo stesso Gargano.

Loro correvano, sudavano, si battevano come gladiatori contro squadre dal blasone indiscusso e riuscivano a strappare vittorie o quantomeno lasciare il campo, qualora sconfitti, tra gli applausi, perché avevano dimostrato tanto, perché avevano dato tutto. Gente che è stata allontanata perché sulla carta considerata inferiore. Ovviamente questi nomi non sono perché si crede che un loro ritorno possa portare miglioramento. Ma per essere presi come esempio di quello che voleva dire per la rosa del Napoli combattere ed aver fame di vittoria. Oggi in campo c’è gente di altro spessore, di altri ingaggi. E questo è il risultato.

Se si deve continuare a mettere in campo cure palliative per mantenere in vita un sogno che ormai stasera ha quasi esalato l’ultimo respiro meglio lasciar morire tutto. Meglio ricominciare da zero. Meglio, magari, cambiare progetto: prendersi quattro o cinque anni in cui si riesce a restare giusto a galla in Serie A ma cercando di costruire solide basi per un futuro il cui, semmai, ad essere protagonisti e trascinatori siano giovani partenopei, nati, cresciuti e formati all’ombra del Vesuvio. Questa sarebbe un’iniziativa che potrebbe valere la delusione di un popolo che non merita gente del genere in campo.

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Scritto da Enzo Ranaudo

Scrive e collabora ormai da anni con testate e siti internet campani e non solo, sportivi e non. Grande appassionato e sostenitore del calcio Napoli, in quanto prima forza calcistica campana, e di tutte le formazioni regionali.

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