Udinese-Napoli 1-0, l’analisi di Pascalin’ O’ Cain’: “Il fatto è serio”

“Chist’ è ‘nu fatto ca nun se po’ accuncià”. Zaino in spalla, Set di t-shirt nere con scritta in giallo a caratteri cubitali “CASATIELLO LIBERO”, e tutto il cibo necessario per affrontare il lungo viaggio. A dispetto dell’autunno appena iniziato, nella stazione di Torino Porta Nuova fa caldo. Pascalino ‘o Caino è lì, pronto per la traversata in direzione del capoluogo partenopeo. “È nu fatt ca nun se po’ accuncià”, ripete scuotendo la testa, mentre si appresta a salire sul vagone dell’Intercity night con il suo carico di sogni infranti dalla premiata ditta “Pappone & chiattone”.

Una notte di viaggio e alle prime luci dell’alba starà già attraversando l’agro aversano, svegliato dall’olezzo delle bufale che si “ciaceano”, beate, nel fango. O forse, se il treno passa per Formia, vedrà in lontananza lo skyline dei grotteschi grattacieli del villaggio Coppola, a un tiro di schioppo da Castelvolturno: tappa obbligata per “apparare” le cose. Bisogna dare una scossa all’ambiente, e il tifoso sbeffeggiato/osteggiato da mezza nazione vuole portare il suo contributo, far sentire la sua presenza all’allenamento e a Fuorigrotta.

Il Caino, già noto alle cronache per aver affrontato un gruppo di tifosi avversari con un panuozzo gigante ripieno di salsicce e friarielli, vorrebbe emulare le gesta delle “testematte”, che si presentarono al campo Paradiso con le mazze chiodate e furono messe in fuga dal mitico Roberto Policano. Per scacciarli, l’arcigno terzino di fascia aveva sradicato il palo destro della porta, trasformandolo in arma vincente, narrano i cantori della leggenda del Napoli che fu. Il Caino, che a dispetto delle apparenze, ha fatto della pacata riflessione uno dei suoi cavalli di battaglia, si chiede quale possa essere il nuovo Policano in grado di allontanare il Male dalla compagine azzurra.

Forse il piragna Gargano, in grado di tener testa ad avversari di stazza doppia rispetto alla sua? “O terramot’ è vulere è Ddio”, scandisce bene le parole il Caino, che “ha perz’ ‘a cap’ pure iss” con Gomorra la serie. Speriamo soltanto che dopo il derby delle due Sicilie, quelli che brinderanno alla vittoria con una bella Falanghina dei Campi Flegrei da accostare alle proverbiali “dduje fritture” saremo noi e non i cugini palermitani.

Forza Napoli sempre e comunque!

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