Tu vuò fà ‘o valdostano: il Napoletano a Torino in trasferta ad Aosta

Alla rue Croix de ville, verso mezzogiorno, la temperatura prossima allo zero esalta l’odore acre del fumo dei caminetti, accesi per riscaldare le case in una rigida giornata invernale. Sole, manco a parlarne, per strada poche sparute presenze si amalgamano al gusto della polenta concia, altro effluvio che si spande per la via. Davanti alle vetrine del centro, la filodiffusione spara a volume discreto, poco più che percettibile, le note di “Tu vuò fa l’americano”, ma in realtà sto solo cercando un posto dove vedere la partita del Napoli, quassù, nell’antica Augusta praetoria.

Sotto l’imponente e protettiva sagoma delle Alpi, sembra di stare in una Avellino spostata di qualche centinaio di metri d’altitudine più su. Un primo indizio: guardando nelle vetrine di una pizzeria, alle spalle del bancone campeggiano due sciarpe esposte, in bella mostra, con la scritta “Aosta partenopea”. Sono arrivato, e invece no. Il cammino è ancora lungo. Le possibilità sono tre, dice l’oste: una sala da biliardo vicino alla stazione dei treni, un’altra pizzeria più lontana, il Club Napoli Aosta, ma sta ancora più lontano. Scartate le prime due possibilità con due telefonate, si va all’avventura alla ricerca del club.

aosta club

Taxi, andiamo verso la circonvallazione. Ok, mi lasci là, sotto quella finestra, alla quale, sapienti mani partenopee, hanno appeso una bandiera anni ’80, del tipo “Maradona esultante”. Tieniti pure questi dieci euro per due chilometri di strada, ma adesso fuori dalle scatole. Aspetto un po’, arriva Gennaro che mi apre la porta, mi fa da cicerone, mi offre caffè e sigaretta. Una sede bellissima e curatissima con tanto di bigliardino per le sfide all’ultimo sangue. In questo contesto il gol di Lorenzino Insigne viene salutato con un “assafà” generale. Fuori dalla finestra il cielo plumbeo e le montagne bianche di neve sono solo il contorno insignificante di una giornata azzurra. Forza Napoli.

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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