La serata delle sfide europee per le squadre italiane si apre con un anticipo della Giornata internazionale della guida turistica: appuntamento a piazza Navona, Roma centro, con un bus sgarrupato, organizzato da Pascalinen van Cainen, il famigerato tifoso guappo della Frisia. Dopo l’affare fallito alla fontana di Trevi, che il nostro eroe aveva provato invano ad acquistare in cambio di pane e tulipani (con i famosi friarielli frigi di Rotterdam), il gruppo di scalcagnati supporters arancioni decide di fare rientro in patria via mare, sradicando una barcaccia di marmo da un’altra fontana.

In serata cambia lo scenario. Siamo nella leggendaria Trebisonda, che un tempo con il suo faro segnava le rotte dei naviganti verso oriente. Non basta un megarobot come Bosingwa ad evitare la debacle completa della squadra di casa. Dopo il gollonzo di Henrique, la strada è spianata e per la squadra turca è inutile sperare di recuperare, anche se qualcuno Sefa Ylmaz. Supermanolo tira fuori una potenza e un’energia che, con un gol e un assist, chiudono subito la partita. Incredibile non essersi intossicati nemmeno un po’.

A parte lo show di Mertens nel finale che manda fuori una palla facile e un rigore. Ci pensa Zapatone a servire il poker. Ma per i tifosi turchi la partita è solo un diversivo: l’importante è fare casino al sessantunesimo minuto. Per noi invece, per dirla alla Boskov, tornare a casa con i tre punti al novantesimo minuto.

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.