Torino-Napoli 1-0, il “tuosseco” di Lino Mergel

Gestire il “tuosseco” non è cosa facile, soprattutto quando all’uscita dallo stadio il tuo azzurro si perde in un fiume granata, mentre ti dirigi verso casa. Lungo il percorso, nemmeno un acquafrescaio con cui condividere qualche jastemma, o anche un paninaro ambulante tipo “O riavute d’o panino” al quale confidare con gesti inequivocabili il grande disappunto per una prestazione scadente. Testa bassa e pedalare. Bello solo il gemellaggio fuori all’ingresso dei distinti con gli amici granata, prima della partita. Una birra in compagnia e cori anti-squadra a strisce per caricarsi a vicenda. Poi, stretta di mano, e per noi l’ingresso nei distinti, colonizzati dagli azzurri, a fianco al settore ospiti. A seguire, 45 minuti di umidità.

Il turno di riposo con i turchi prosegue…nessuno corre e il primo tempo se ne va con una palla gol sprecata da Martinez e una bomba di Marechiaro, che rischia di innalzare immeritatamente la media delle sue ultime prestazioni. Una serie infinita di passaggetti snervanti, dall’una e dall’altra parte. Per fare “intostare la nervatura” al punto giusto, visione di Quagliarella dal vivo a parte, arriva la grande intuizione di Koulibaly.

Concedere agli avversari un calcio piazzato nel nostro momento migliore, ed evitare di marcare lo specialista nei colpi di testa del Torino. L’assalto finale sfortunato di Manolo lascia molti dubbi sulla scelta iniziale dei giocatori da parte di Benitez. Non c’è tempo, però, per ulteriori “intuossechi”. Mercoledì c’è la Lazio.

E Forza Napoli sempre!

Lino Mergel

Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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