Torino-Napoli 0-1, più che San Gennaro ieri ci ha pensato San Ciro

Il sole è quasi tramontato dietro la sagoma compatta dell’arco alpino, il fiume scorre placido al lato della strada, il parcheggio si trova con facilità a due passi dallo stadio Olimpico. In effetti l’arancione è il colore prevalente nel percorso dall’auto alle gradinate, con le sfumature cerulee che si perdono nel blu della notte incombente. La tribuna dove mi trovo è Granata, di nome e di fatto, ma di fronte a me una macchia azzurra, festosa e rumorosa attira l’attenzione.

È il settore Ospiti, dove fra i tifosi partenopei provenienti da tutta Italia, fa il suo esordio anche il Club Napoli Vanchiglia Torino, ben visibile con lo striscione issato là, a due passi da quell’altro che recita “Chi ama il calcio onora il grande Toro”. Come fai a non essere orgoglioso di queste ragazze-i che in un colpo solo annullano le, spesso ridicole, divisioni campanilistico-calcistiche? Eppure i “goebbels” sono sempre in agguato da queste parti. E così, ciò che il campo divise, unì la “simpatia” comune per la squadra a strisce.

Socio onorario del “Gruppo Anti-zebre”, prendo posto sulle gradinate. Poco importa di quei pochi idioti in curva che hanno cercato di rovinare tutto con i soliti cori beceri. Il clima della tribuna granata è molto composto. La prima bestemmia “extradecibel” che rompe gli equilibri è quella del vostro affezionatissimo, tediato dall’ennesimo errore del nostro centrocampista svizzero, del Canton Groviera. Rimpiazzato dal “valoroso” connazionale che ne fa una anche peggiore. Partita noiosetta, pochi sussulti. Cerco il punto preciso della curva Maratona dove inviare il mio bacio. Il Napoli intanto giochicchia, sbaglia il solito numero impressionante di palloni.

Non basta il solo Mertens a tentare di saltare l’uomo sulla fascia. Reveillere è troppo timido sulla corsia, la quadra converge al centro ma Marekiaro è ancora titubante, però “non si tocca”. I pali ci sferzano e rompono quel clima ovattato da para-allenamento che si respirava da inizio gara. Meggiorini ci ricorda che il match è valido per la massima serie del campionato italiano di calcio. A quel punto l’intervento provvidenziale. Direttamente da Portici, il Santo protettore della cittadina vesuviana si manifesta in campo instillando nel suo omonimo, attaccante granata, la sindrome del piede di legno. Palla in curva e Reina sì, immobile.

E la fascia circumvesuviana tira un sospiro di sollievo. Mertens ci prova un paio di volte, rientrando sul suo piede, ma nada. Tocca a Gonzalo Pipita Higuain “sfondare la rezza”, gettando le premesse per il secondo urlo disumano in tribuna granata (con rischio percosse). Glick sembra cadere come un birillo ma la palla entra che è una bellezza. “Surdato ‘nnammurato” già in modalità “ON” nel settore azzurro, il pubblico granata non la prende benissimo. Mi tocca consolare il mio collega ammettendo: “oggi abbiamo imitato la squadra a strisce”. Ogni tanto un po’ di fortuna non guasta. Godiamoci questa vittoria e prepariamoci a giovedì sera: Porte aperte per chi porta… SECCIA ai giocatori del Porto! E Forza Napoli!

Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

Cori anti-Juve in Inghilterra, i tifosi del Manchester smentiscono

Rassegna Stampa SSC Napoli 19 marzo 2014: le prime pagine dei quotidiani