Sampdoria-Napoli, sfondare la “rezza” all’ultimo minuto è un’emozione particolare

Zapata vive, e la lucha? Non pervenuta. C’è voluto lo schiaffone di Eder per far capire agli azzurri che la partita si giocava a Marassi e non sui maTErassi. Eh sì, perché per più di un’ora, l’unico rischio concreto è stato quello di addormentarsi davanti alla tv. E la nota di colore più divertente vedere Britos appendersi all’avversario di turno o esibirsi in mosse alla Bruce Lee. Una noia così grande che essa stessa pareva perdersi nel nulla del centrocampo partenopeo: un vuoto cosmico attraverso cui precipitare verso mondi lontani, su navicelle spazio-temporali.

È lì, proprio nell’intercapedine fra linea mediana e difesa, che deve essersi perso Marechiaro ieri sera. Se qualcuno lo vede, per favore gli dica di tornare. Si riconosce facilmente, tiene una capigliatura sobria, il ragazzo. Visto lo stallo, i nostri hanno deciso di metterla sul piano fisico: e i risultati sono arrivati. Sì, ma in ritardo e su ogni pallone. La situazione sta degenerando a tal punto che er Bandanetta, con la sua tipica nonchalance, comincia ad essere inquadrato con frequenza sugli spalti. Un paio di colpi di testa pericolosi, un’occasione clamorosa per Pipita, ed ecco il vento che preannuncia l’arrivo del pacchero sampdoriano.

Un tiro difficile, con la difesa schierata e Rafael in posizione: chissà perché quella palla calciata da Eder si è insaccata, però. C’è ancora il tempo per un paio di rigori non dati: c’est Rocchi. Koulibaly, costretto agli straordinari, ha provato ad allungarsi e allargarsi, con la sola forza del pensiero, per coprire con il suo corpo tutta l’area di rigore: espulso, con gli incantesimi non ci siamo ancora. Benitez inserisce Mertens, Jorginho e poi lui, Duvan.

Sfondare la “rezza” all’ultimo minuto è sempre un’emozione particolare: l’urlo che è uscito dal petto del gruppo di partenopei torinesi riuniti in assise è stato talmente forte che la pioggia, da giorni intensa e incessante su tutta la regione, ha smesso di cadere su Torino e il Po, che nei giorni scorsi si era fatto minaccioso e gonfio, ha “calato la cresta” pure lui ed è sceso di almeno due metri. E forza Napoli sempre!

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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