Pescara-Napoli 2-2, un Gioacchino Murat belga salva gli Azzurri

Un Gioacchino Murat redivivo, che esulta, fiero, con la mano sul petto e lo sguardo determinato rivolto verso la panchina. È solo grazie a questo eroe contemporaneo, venuto dal Belgio, che il Napoli evita la figuraccia, preparata con cura da mesi da una società allo sbando. Le recriminazioni e le accuse di concussione al redivivo Verre e ai suoi compagni di squadra sono solo un palliativo.

Nessun Cicerone azzurro stavolta ha potuto vincere contro le nefandezze del proconsole di linea. L’eloquio di Sarri non è servito a nulla. Ci sarebbe voluto Blengini a richiedere un challenge…un calcio in bocca, può servire, cantava più o meno Carboni. L’importante è indirizzarlo a chi lo merita. De Buffonis, ancora in vacanza, beve cocktail sul suo panfilo ormeggiato nel lago d’Orta. Il programma del patron prevede poi fanghi “particolari”alle terme. Pare che a fine gara abbia telefonato agli azzurri: “Chè, avete vinto, voi?”. Stacchetto musicale con “The summer is magic” e De Sica che dice “Anvedi!”.

La dismissione estiva è quasi completa. Basta cedere Koulibaly per raggiungere l’obiettivo di minare anche la linea difensiva. A porta Reina appara con la simpatia e con le guasconate acciappaclick per tamarri neoborbonici o per neotamarri borbonici. A distruggere il centrocampo è sufficiente Valdifiori. L’attacco è vuoto senza la cazzimma di Mertens. Il centravanti arriverà: viene dalla Francia, siamo ormai ai dettagli. Si chiama Godot. Papponcini in festa, giubilo sulla stampa accolta a braccia aperte a Castelvolturno. Il compagno Sarri è l’unica garanzia. Speramm buon: agust è cap ‘e viern.

Forza Napoli Sempre!

Lino Mergel

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.