Partenopei, quest’anno so “tarantelle” (ma tanto Cchiù niro ‘e Mezzanotti, nun po’ venì)

Cchiù niro ‘e Mezzanotti, nun po’ venì. Bisogna prenderla così, caro tifoso illuso e abbandonato sulla via dell’Europa, ricordando quei tempi in cui anche Vecchiola, in coppia con il suddetto, veniva preso in rosa. Del resto, caro tifoso, l’eco dei tuoi improperi all’indirizzo di Ivan Rizzardi ancora rimbombano in quella parte del cervello dove si immagazzinano i brutti ricordi, di cui, e forse non sarà un caso, non ricordo il nome.

Ne hai passate di estati in cui ad ogni annuncio di un “colpo” di mercato seguiva un incredulo: “Ma chi c… è chist?” Quest’anno avresti voluto cucirti sul petto l’agognato scudetto? Puoi sempre farlo, ma direttamente sulla pelle viva, così, giusto per procurarti un male supplementare. Quante jastemme, quanti sussulti anche durante il match di Marassi. Ma il napoletano è maestro nell’arte di arrangiarsi, nella sagra del luogo comune. Quindi, continua tranquillamente a nutrirti di pizza e a suonare il mandolino, perché quest’anno le tarantelle non mancheranno!

Passo dopo passo, diceva uno di Afragola, partita dopo partita, dice uno di Madrid. E poi, magari, alla fine ti spunta l’ultimo arrivato che ti regala la vittoria all’ultimo minuto, con conseguente devastazione delle suppellettili del tuo alloggio. Caro tifoso, il Napoli si ama, non si discute! Forza Napoli Sempre!

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.