Seguendo il filo conduttore della strategia destabilizzatrice che vorrebbe, oggi più che mai, “innestarci” l’idea (alla “Inception” per intenderci) che non abbiamo più un allenatore, una società ed un grande attaccante, corre l’obbligo, per chi scrive, di fare chiarezza.

Walter MazzarriAbbiamo una società, solida e compatta (e quel comunicato lo prova). Abbiamo un allenatore (il più pagato nell’epoca delle vacche magre italiote). Abbiamo un grandissimo centravanti, invidiato da mezzo mondo pallonaro.

“Però c’era la sensazione, c’era la netta sensazione che il Sud non potesse vincere contro il Nord”. Queste erano le parole di Diego nel famoso docu-film di Kusturica. E, in un certo senso, per chi abbia la voglia di tentare un ragionamento diverso, la soluzione è dietro l’angolo.

Senza voler necessariamente metter mano alle statistiche degli ultimi vent’anni, basta considerare l’istantanea delle prime cinque posizioni in questo campionato. C’è un intruso. C’è qualcuno lì in mezzo che frena, e rischia di vanificare, lo strapotere del Nord anche in ambito calcistico. Quanto sottolineato da Maradona nel 2008 (ma già si era espresso più volte al riguardo) travalica il punto di vista meramente sportivo fino a toccare aspetti inquietanti dal punto di vista sociologico, ed economico.

Senza voler necessariamente disquisire sulle abilità di, per esempio, Spalletti e Pioli, per chi scrive sono i tempi ad essere sbagliati. Il fatto è che, a volte, a pensar male ci si azzecca e che certe “voci” si fanno più “prepotenti” proprio quando chi dietro di te arrancando, incassa qualche favore arbitrale. In buona fede. Si intende.

Il Napoli e tutto l’ambiente, oggi, devono serrare le fila e far fronte comune. La società ha finalmente rotto il silenzio al quale eravamo stati abituati. Il patron non è stato a guardare e, come per incanto, ha curato la “miopia” dei napoletani che, loro malgrado, rischiavano di fare il gioco di chi, lì su, proprio non ti riesce a vedere.