Dove hai seguito Napoli–Torino? Che domande, sul Napoli–Torino! Il treno dell’Epifania, i convogli del grande rientro dopo le Feste. Piramidi di bagagli accatastate nei corridoi con bambini appollaiati sulla cima a consumare l’ultima razione di struffoli. Una marea di zombie di tutte le età devastati dalla maratona alimentare, mezzi addormentati e intontiti dalle calorie accumulate fra i neuroni. C’è chi prende un libro in mano, ma è solo una copertura per dormire. Solo verso Firenze qualcuno si sveglia, riprende coscienza e il primo pensiero è per il panino con le melanzane fritte che sta nella valigia blu alla base della prima piramide all’inizio della carrozza 5.

Lo stomaco allargato dagli eccessi non vuole sentire ragioni: ci si fionda sui bagagli, si chiede alla nonna di spostarsi sul borsone a fianco, e come in un tetris maxi, inizia la ricerca della melanzana, alla stregua di un cane da tartufo. Placata la fame, è solo il wi-fi che può salvare il tifoso in cerca di notizie sul Napoli. Una connessione altalenante, ravvivata ogni tanto da chi, seguendo la partita in poltrona a casa, invia su whatsapp i video della gara. Il primo ad arrivare sembra un flipper, tre tocchi al volo e pallonetto strepitoso di Lorenzigno.

Gli occhi bruciano, sarà l’aria condizionata, ma agg vist buon? Sì. I che gol, i che Napule. Il treno è ormai quasi a Milano ma c’è il tempo per la scivolata di Ghoulam. Nel secondo video si vede Reina che quasi afferra al volo la Quaglia, ma non ci riesce. Uno a uno. E poi iniziano le campagne del Vercellese. La connessione traballa ancora di più ma nel terzo video un superbo Marekiaro infila il primo palo in diagonale. Arrivo alla stazione di Torino Porta Nuova. Proprio come la porta granata, l’abbiamo fatta nuova nuova. Il tempo di arrivare a casa e concludere in leggerezza con un bel piatto di manfredi con la ricotta, conservato al sicuro alla base della piramide di bagagli all’ingresso della carrozza 5.

Forza Napoli sempre!

Lino Mergel

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.