Napoli, Tifosi Contro Mazzarri: Perché Insigne Non Gioca?

Insigne Giocatore Napoli

C’è rabbia tra i tifosi, soprattutto dopo la sconfitta allo Juventus Stadium. Mazzarri è nel mirino. Contro di lui l’accusa di non far giocare quanto si dovrebbe il gioiellino di Frattamaggiore. Perché Insigne non gioca? Nell’analisi procediamo a ritroso. Partiamo, appunto dallo Juventus Stadium, forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso che conteneva la tolleranza dei tifosi nei confronti del tecnico napoletano per quanto riguarda “Il Magnifico”.

Mazzarri ha così commentato la gara e le sue scelte: “Fino a meno di dieci minuti dalla fine della partita, tutto era filato liscio e se la gara fosse finita 0 a 0 nessuno avrebbe potuto recriminare o polemizzare, anche perché il Napoli e la Juventus si sono più o meno equivalsi sul terreno di gioco”. In effetti è così. Però quel che si recrimina a Mazzarri è una sua cronica ritrosia ad intervenire in corso d’opera per cambiare la partita della sua squadra con modifiche tattiche o con appropriate sostituzioni.

In particolare molti tifosi non hanno compreso l’attendismo eccessivo nell’inserire Insigne al posto di uno spento Pandev, per tentare di mettere in difficoltà la difesa juventina grazie alla velocità ed alla fantasia della giovane stella che da sempre (ed in questi giorni ancora di più) brilla nell’Under 21 ed ha fatto un debutto esplosivo nella Nazionale maggiore.

Tra le critiche ricevute da Mazzarri per la gestione di Insigne, anche quelle di Zeman, attuale tecnico della Roma ma allenatore del gioiellino nella scorsa, strepitosa stagione a Pescara, dove i due hanno portato i delfini in Serie A. “Insigne è uno dei più talentuosi – ha tuonato il boemo -, gioca in Nazionale mentre nel Napoli fa panchina”. Il talento di Insigne è indiscusso, oggettivo. Le giocate che ha fatto vedere con la casacca del Pescara, fino ad arrivare all’ultima rete con l’Under 21 ai danni della Svezia indicano estro prima che tecnica da vendere, fantasia e visione di gioco superlativa.

Ma indicano soprattutto una padronanza ed una confidenza con la palla. Le stesse che non pongono limiti a giocate strepitose. Garantendo un po’ lo stesso effetto del calabrone che non sa che le sue ali sono troppo piccole per sollevare il proprio corpo e quindi vola in tutta tranquillità. Insomma le doti del grande campione ci sono tutte e lasciano sognare giocate senza limiti. Ed a questo bisogna aggiungere una maturità rara tra i giovani italiani che hanno puntati già su di loro i fari della ribalta. Basta pensare al Balotelli di qualche anno fa per capire quanto sia maturo Lorenzinho.

Ed in più ha un valore aggiunto: è uno scugnizzo, è di Napoli, è tifoso. Ed ha le misure dei grandi campioni, la stessa taglia di Maradona e Messi. Appunto parliamo di Messi, per capire che forse il problema vero non è in Mazzarri ma nel campionato italiano. Tralasciamo la storia che il Barcellona ha deciso di puntare su “La Pulga”, garantendogli delle cure che costavano 750 euro al mese e facendogli firmare il suo primo contratto a 14 anni. Ed andiamo a vedere i suoi esordi in prima squadra.

Si legge da Wikipedia: “Fa il suo esordio non ufficiale in prima squadra contro il Porto il 16 novembre 2003 e dopo meno di un anno debutta in una gara ufficiale contro l’Espanyol il 16 ottobre 2004 (17 anni), diventando il terzo più giovane giocatore a vestire la maglia del Futbol Club Barcelona ed il più giovane a giocare nella Liga. Quando realizza il suo primo gol in prima squadra contro l’Albacete il primo maggio 2005, ha solo 17 anni, 10 mesi e 7 giorni, diventando così il più giovane giocatore ad aver segnato in una gara di campionato per il Barça”.

E da lì a giocare in modo continuativo accostando il miglior Ronaldinho mai visto in carriera. Dov’era Insigne a 17 anni, anche se di proprietà del Napoli? Perché c’è la mentalità che un giovane, anche se di grandi promesse, deve per forza andare a fare la “gavetta” in qualche squadra di Serie C e non può, invece, crescere nella prima squadra e, semmai, esordire se non a 17, a 18, a 20 anni e siglare il suo primo gol? Questa è la mentalità italiana. Ma che non appartiene solo a tecnici e dirigenti. I tifosi non si salvano. Quante volte è capitato di sentire al bar: “promette bene ma deve maturare. Secondo me bisogna darlo in prestito”? Ed è questo che rende prima vittima Insigne e poi Mazzarri.

Mettiamo che il tecnico livornese avesse fatto giocare Insigne sin dall’inizio di questo campionato come titolare. Al primo errore di Lorenzinho c’è la possibilità che qualche tifoso (forse gli stessi che oggi attaccano Mazzarri perché lo tiene in panchina) avrebbe affermato che la scelta fosse stata sbagliata perché troppo giovane? E questo quanto avrebbe influito negativamente su un ragazzo di 21 anni? Delle due l’una: o il Napoli decide di rischiare e puntare sui giovani oppure si avvale dell’esperienza di giocatori come Pandev, che forse potrebbero garantire una maggiore sicurezza nei risultati.

E questo enigma non è solo del Napoli ma di tutte le squadre italiane. Basta pensare alla parabola di Giovinco ed ai suoi trascorsi prima di essere considerato, oggi, a 25 anni, una pedina importante della Juve. Certo Mazzarri forse nel caso specifico del 20 ottobre a Torino avrebbe potuto inserire prima Insigne. Ma in effetti decisioni del genere un tecnico le prende anche e soprattutto conoscendo cose che i tanti allenatori italiani che frequentano i bar sport non sanno nemmeno che esistono.

Scritto da Enzo Ranaudo

Scrive e collabora ormai da anni con testate e siti internet campani e non solo, sportivi e non. Grande appassionato e sostenitore del calcio Napoli, in quanto prima forza calcistica campana, e di tutte le formazioni regionali.

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