Napoli, serve un “rinforzo” per aver fame di vittoria

Se è vero che “la fortuna aiuta gli audaci” come “l’arbitro aiuta la Juve”, del Napoli della trasferta a Cagliari si può dire che non sia stato né fortunato, né favorito. Ma il punto è un altro: l’audacia. O meglio, per dirla alla maniera napoletana, la “cazzimma”. Appurato che il Napoli debba per forza iniziare ogni partita sotto di almeno un gol per l’immancabile errore difensivo (stavolta una grande ingenuità di Maggio), quando ci troviamo di fronte a squadre che applicano il catenaccio puro, o la “cintura di castità” nel caso del Cagliari, ci perdiamo.

A parziale discolpa dei ragazzi va detto che il campo di gioco non era il massimo. Ma non dimentichiamoci che in un passato recente abbiamo giocato (e vinto) in un San Paolo dove, dopo la partita, Aurelio aveva disposto che i giardinieri cavassero tutte le patate dal terreno per farsi le mafalde con la provola. Ricordate la partita col Parma? Ebbene, se fosse entrato il colpo di testa di Pinilla alla fine, oggi staremmo parlando di un’altra sconfitta. Non voglio parlare del capolavoro di Callejon ingiustamente annullato. Un gesto così bello avrebbe meritato miglior sorte. O dell’occasione di Mertens, uno dei pochissimi leoni in campo.

Pranzo

Guardate invece l’ironia delle diverse prospettive: un match storto per noi diventa una prestazione da incorniciare e tramandare ai posteri per il tifoso cagliaritano (contento lui!). Il fatto è che quando l’attacco non punge, sono dolori. E il centrocampo? Nainggolan ha fatto quello che voleva, incontrastato. Sembrava un gigante in mezzo al campo. Sarà che ho pure visto la partita su un televisore di almeno 90 pollici, tipo schermo cinematografico. Ma quando è comparso Cellino, mi sembrava di averlo lì, davanti a me, a uno sputo (questo per dire quanto fosse vivida la visuale in full hd, ogni riferimento a gesti o altro è puramente casuale).

Ma torniamo al problema principale: la cattiveria agonistica. La grinta. Quanti passaggi sbagliamo? A volte sembriamo svogliati, poco volitivi. Per esempio, tutto si può dire della squadra torinese con i colori sociali a strisce bianche e nere, tranne che non abbia fame di vittorie (con o senza aiutino: più con che senza, eh). E la nostra fame, dov’è? Per il momento, la rivolgiamo ai piatti della tradizione culinaria partenopea. E infatti, di là in cucina, ci sono i ravioli con la ricotta fresca che mi aspettano. Buon appetito, buon Natale e forza Napoli!

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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