Il favoloso asse Gargano-Zapata. E’ questo il simbolo del Napoli che vuole vincere. Perché basta poco per restare in corsa. Basta riscoprire quella grinta e dedizione incondizionata ad una maglia che si adora, come quella di Gargano, o quella fame di crescere e di segnare, che ha un attaccante che si sta rivelando di razza, come Zapata. Lui sì che ha capito che bisogna sgomitare per farsi largo, sia tra le fila degli avversari che negli spogliatoi. E non si arrende nonostante la consapevolezza che l’unica pedina inamovibile di questo Napoli è Higuain.

Sicuramente, a parte il brusco black-out contro il Palermo, la compagine azzurra si sta distinguendo per la sua ritrovata capacità di essere un inarrestabile rullo compressore. Segno che la rivoluzione avvenuta nella rosa con l’avvento di Benitez e le ultime fasi di taratura di gennaio stanno creando una formazione che, adesso che sembra ben oleata, può fare tanto. E non serve chiedere ai giocatori cosa si prova ad essere prime o seconde scelte. Mai come adesso non esistono titolarissimi e riserve. Esiste una rosa di almeno 20 validi elementi, beni sostitutivi, interscambiabili, e non prima o seconda scelta.

E questo al netto dei due pesanti infortuni come quello di Insigne e Zuniga. Raggiungere questa consapevolezza è fondamentale. Gli azzurri ci stanno riuscendo. Ora tocca a tutto il mondo intorno capire che bisogna staccarsi dalla visione vecchia di un squadra con undici titolari e poi le riserve da impiegare solo in casi estrmi. Le grandi squadre di oggi hanno bisogno di forze capaci di dare il massimo in ogni momento.

Anche se chiamati in causa negli ultimi 5 minuti di gioco. Anche se impiegati solo in gare di coppa. Sul lungo periodo – sempre facendo i dovuti scongiuri – sembra stia emergendo quel disegno che tanto ci ha fatto penare e dato pensiero all’avvio dell’era Benitez. Tra alti e bassi ora è il momento di stabilizzarsi su un’andatura di livello europeo.

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