Napoli primo in Classifica, boccata d’ossigeno per i tifosi azzurri a Torino

Finchè c’è scella, c’è speranza. “Tranquilo”, diceva il giovane attaccante polacco alla fine dell’impresa in Ucraina. Tranquilli, dice Sarri a fine partita dopo l’ennesima doppietta che, questa volta ha steso un Bologna sempre aggressivo e fisicamente superiore per buona parte del secondo tempo.

Il novantanove non si può paragonare al nove, così come la squadra al vertice del calcio italiano non si può paragonare alle altre, a meno di cazzate. Lezioni di calcio. Ma la piazza non recepisce. E del resto come si fa a restare indifferenti di fronte a due gol così belli, esempio il primo di precisione, rapidità e senso della posizione, il secondo di forza e potenza? La piazza partenopea si infiamma e il presidentissimo gongola.

Dimentichiamo però che al centro dell’attacco manca una pedina, la rosa non è completa, il campionato, le coppe…la stagione è lunga. Lo sberleffo continuo al traditore argentino e alla tifoseria della squadra a strisce, quel senso di unità nazionale che si vede solo nelle grandi occasioni sportive: quando l’Italia gioca ai mondiali e quando la squadra bianconera perde. Tutto molto bello. Godiamoci il momento, il primato settembrino.

E qui a Torino per il tifoso partenopeo è una boccata d’ossigeno, dopo un’estate difficilissima! Ma le posizioni vanno puntellate con un piano attento e andando a coprire tutte le pedine, laddove c’è bisogno. Nella città della Mole qualcosa si muove e il club si avvia verso la rifondazione. Mercoledì una gita a Genova dai fratelli grifoni è d’obbligo.

Forza Napoli sempre!

Lino Mergel

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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