Napoli, perché le contestazioni? Tanto ‘nu Bbritòss nun po’ maje addeventà nu babbà!

Non è stata per niente una buona idea comprare all’asta del fantacalcio mezzo centrocampo del Napoli e il “perno” della difesa, Albiol. Ma tant’è: il cuore azzurro esige il suo obolo, e a quanto pare, aggio arrefuso pure o’ fantacampionato. Il manager di una squadra di pallone dovrebbe essere cinico, disinteressato, mosso solo dalla brama di vittorie del club e di profitto. Insomma, aggio fatto ‘na figura peggio’e Bigon, e mi candido a ricoprire il ruolo di fanalino di coda della fantalega del Club Napoli Vanchiglia di Torino. Ma come potevo mai farmi una squadra senza azzurri? Jamm’.

Confesso qui pubblicamente anche un altro acquisto in attacco: il prode Michu. E ho detto tutto. Quanto alla partita di ieri, alle vacanze di fine estate di Benitez hanno fatto da contraltare i fischi di inizio stagione del pubblico del San Paolo. Di sicuro avremmo avuto maggiori soddisfazioni se, invece della sfida col Chievo, NAP – CHI, come da abbreviazione in alto a sinistra dei teleschermi sintonizzati sui canali pay per view, avessimo assistito alla sfida del Sant’Elia: CAG – ATA. L’intreccio della tragicommedia di ieri presenta degli stereotipi fissi, già visti nella scorsa stagione.

Il centrocampo messo peggio delle nazionali senza filtro, la difesa che autorizza il passaggio degli attaccanti, lasciando loro una corsia riservata al centro, tipo telepass. Insigne, ormai, anche prima di attraversare la strada sulle strisce, tenta il tiro a giro. Un altro “topos” sempre presente è il giocatore avversario che “caccia la scienza” contro il Napoli. In questo caso il portiere Bardi. Se avessero tolto la porta dietro alle sue spalle, ieri, non se ne sarebbe accorto nessuno. È la macchina da gol che si è inceppata ieri, quella scarica di allegria che ti fa riassestare il ragù domenicale, anche se magari solo all’ultimo minuto, come a Genova. Con l’artiglieria che gira, qualche cosa si può ancora fare. Accendiamo le micce per l’Europa, e lasciamo perdere la delusione e le contestazioni. Del resto ‘nu Bbritòss nun po’ maje addeventà nu babbà! E Forza Napoli sempre.

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.