Napoli, perché in fondo è una gran bella stagione

Parola d’ordine: chiudersi in casa. E per chi ce l’ha, meglio la cantina. Domenica 18 maggio, a Torino giornata di sfilate e di sogni, sfilati all’ultimo dal cassetto dell’Europa. Mezza città in festa e l’altra metà trepidante, in attesa del ritorno su campi d’altri tempi, di epoche lontane.

Il tifoso napoletano si fa spettatore di un clima strano, evita in maniera più assoluta contatti con oggetti a due colori, cerca di insonorizzare la sua abitazione, già a partire dalla mattina. Su Youtube c’è un canale dedicato al grande chitarrista blues Stevie Ray Vaughan. La colonna sonora giusta per un pomeriggio fatto di neutralizzazione di insetti fastidiosi. La partita del Napoli, con i bambini nei Distinti, la si vede giusto fino al secondo gol.

Settantotto punti, terzo posto e preliminari di Champions, Coppa Italia. Che dire: una gran bella stagione. Messo al sicuro il risultato e annichilito il Verona (che è sempre una cosa bella), ci si concentra sulle sfide per l’accesso ai preliminari di Europa league. Parma, Milan, Toro. Al 93esimo un sussulto. Il rigore, le lacrime di Cerci, Rosati (!) che para, il sogno granata che sfuma. Notte sul tetto dei palazzi in costruzione… Forza Napoli.

Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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