Napoli-Parma, dopo la Juventus riprendiamo il cammino

Il cielo è grigio sopra Torino. Del resto, novembre da queste parti non scherza. I bollettini meteo danno neve fino a 200 metri per il fine settimana. Sabato sera solo il calore del club Vanchiglia e un buon vin brulè possono aiutare il napoletano medio a prepararsi all’arrivo della stagione fredda. Il clima è freddo in città, dove i dirigenti della squadra in casacca bianca e nera sono giunti a una importantissima e per niente scontata conclusione: il calcio è uno sport per bambini, ed è giusto che negli stadi ci sia posto per loro e non per i barbari urlanti slogan antimandolino.

Una mossa davvero arguta, quella della società sportiva torinese, che arriva proprio mentre in Cina il governo decide di porre fine alla decennale politica del figlio unico. Speranza per le nuove generazioni? Per rispondere a questa domanda, vediamo prima se Insigne la mette dentro! La sfida contro il Parma ci mette di fronte al nostro ex tecnico, Donadoni. Trascinatore di folle e uomo dal grande temperamento, ogni buon tifoso ricorderà l’entusiasmo con cui spronava i nostri giocatori negli spogliatoi e le sue conferenze stampa-fiume a fine partita ricche di verve polemica. Insomma sarà battaglia, e dopo i tre paccheri che ancora bruciano dalla scorsa partita, ecco un’occasione per rifarci subito in casa, davanti al nostro pubblico.

donadoni

 

Del resto, stando alle ultime rivelazioni, nel nostro stadio potremmo avere, oltre al dodicesimo uomo in campo, anche il tredicesimo elemento: il fortissimo U92. Non si tratta di un nuovo acquisto ma di un elemento di provenienza tedesca che potrebbe riemergere da qualche pilone in cemento armato dello stadio, e portarci sicuri verso la vittoria. Forza Napoli!

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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