Napoli-Lazio 4-2, Mertens e Higuain da manuale del calcio

Lovanio, si dice in italiano. In olandese Leuven e in francese Louvain. È il capoluogo della provincia del Brabante fiammingo, il centro delle Fiandre. È lì, cari azzurri, che dovrebbe sorgere la nuova Castelvolturno, visto che si parla di grandi progetti e convenzioni infiocchettate. Magari uniamo le due città con un bel ponte e un collegamento rapido e moderno, tipo Tav. Un po’ di scuola fiamminga, in prospettiva, sarà utile a dare dei bei colori alla manovra partenopea e a infondere la spinta giusta a centrocampo e difesa.

Quei colori, giallo, rosso e nero, che il nostro Dries Mertens, fuoriclasse vero, ha aggiunto alla nostra divisa, finalmente azzurra nella sfida al San Paolo contro la Lazio del grande Edy Reja. Due pennellate alla Rembrandt o alla Vermeer, che dir si voglia, e la partita ti cambia in un baleno. La tripletta di Gonzalo non sarebbe stata possibile senza il “fiammiferfiammingo” Mertens, che ha acceso la miccia della riscossa. Partita sonnacchiosa, solite amnesie difensive, clima quasi da fine stagione. Negli occhi di gran parte dei nostri un solo pensiero: la pastiera pasquale. A giudicare dalle movenze, qualcuno deve averci già dato dentro con i casatielli.

“Ma non sarà certo la lenta digestione di schemi e uova sode a fermare il cammino degli azzurri”, sembra dire il nostro gioiellino belga al suo ingresso nel rettangolo di gioco. Il primo segnale appena entrato è una “svarrata” dalla tre quarti, in corsa, che si conficca sotto l’incrocio dei pali, e ci regala il pareggio. “Deponete (nel senso di ‘lasciate stare’) le uova pasquali, non è ancora tempo”, prosegue Dries Vermeer. Secondo squillo di tromba: un rigore, contestato da qualche ex giocatore partenopeo in tv, a cui Dries ha risposto in diretta alla maniera del vecchio zio Vuja: “rigore è quando arbitro fischia”. E poi francamente ci stava tutto.

Quindi lo show di Higuain, con una tripletta da manuale del calcio. In piena settimana santa, mi sembra giusto rivolgere un appello a tutto lo staff della Ssc Napoli, in particolare al coach Benny: mi raccomando agli eccessi alimentari (da evitare) e alla classica gita nelle isole del Golfo per Pasquetta. E poi caro Gonzalo, stavolta niente yacht privati: pigliate ‘o Caremar (comme tutt’ ‘e tamarr’, cit.) e vir’ ‘e nun carè a mar (cu tutt’ ‘e pann’). E sempre forza Napoli.

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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