Napoli-Juventus, dal quasi fuorigioco di Caceres al quasi fallo di Koulibaly

“Uagliò, ma che te ne fotte”. Ieri sera, dopo la partita, e dopo l’ennesimo capitolo della serie (A) “Le mani sul pallone”, quale migliore testo di Pino Daniele per consolare il tifoso azzurro intossicato? Il set della serata è il salotto di un appartamento di emigranti partenopei a Torino, gremito in ogni ordine di posti, con il supporto del settore stampa e degli alleati granata, tutti insieme contro il comune nemico in bianco e nero. Fra gli antipasti serviti, per un omaggio agli ospiti, la padrona di casa propone una polenta al ragù: ottimo connubio con, in sottofondo, un San Paolo da brividi che canta le canzoni del bluesman partenopeo.

Unica eccezione è Vincent, sudtirolese di origini napoletane, che si sarebbe aspettato “quantomeno ‘na sasicc’ e friariell’, o che so ‘na patane e provola”. Richiesta simile a quella fatta la sera del 1 gennaio alla Solfatara, durante una visita notturna al vulcano, da un signore di mezza età che avrebbe gradito “un paio di uova sode” cotte al vapore delle fumarole. Come se i casatielli delle feste di Natale li avesse visti solo in fotografia. Si resta ammutoliti per un buon quarto d’ora e quello che accade nel salotto è solo la proiezione di quanto avviene in campo.

Un Napoli molle, in bambola, quasi intontito che cede l’iniziativa agli avversari. Le prime imprecazioni non sono rivolte al gioco ma a Sky Go: lo streaming si blocca diverse volte e nel salotto spuntano all’improvviso telefonini di ultima generazione sintonizzati sulla partita, ma ognuno con una diversa velocità di connessione. Così quelli che stanno vicino alla finestra sanno già che la punizione per la squadra bicolore si è conclusa con un nulla di fatto, mentre la fila rivolta verso l’ingresso ancora trepida e fa gli scongiuri.

Una situazione fantozziana, in cui ognuno chiede a chi sta dall’altra parte della sala “A che minuto stanno da voi? Tutto ok?” Si va avanti così ancora un po’, poi finalmente, la stabilizzazione. Il gol fallito di De Guzman e quello subito da Pogba. Il pubblico si scalda e le prime imprecazioni arrivano dai granata presenti in sala, veri esperti in “jastemme contra rubentinos”. Il boato successivo al gol di Britos mette definitivamente in fuga il gatto. Poi lo show di Tagliavento. Il “quasi fuorigioco” dei commentatori sportivi, il “quasi fallo” di Koulibaly, Manolo e Zapatone in campo per l’assalto finale. Il guizzo tardivo del Pipita non basta e arriva pure il terzo macigno. Ma non c’è tempo per le polemiche in tv. Di là ci stanno ancora gli struffoli, “p’ accuncià ‘a vocca a chi nun vo’ sapè”. E forza Napoli sempre!

TUTTE LE NOTIZIE SU NAPOLI-JUVENTUS

Articolo precedenteCalciomercato Inter 2015, Napoli alla finestra per Suarez
Articolo successivoCalciomercato Juve 2015, anche la Lazio su Rolando
Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.