Napoli in maglia gialla… ma noi rivogliamo l’azzurro (e le nostre coronarie)

Perché avimmo ‘a fa’ ‘o giallo a ogni partita? Avimmo ‘a fa’ ‘o giallo. Si è finalmente scoperto il motivo dell’ostinata decisione di continuare a giocare anche in casa con la seconda casacca. E in effetti anche ieri sera con lo Swansea, ‘o ggiall’ l’avimm’ fatt’ eccome! Ma ormai il tifoso partenopeo sa bene a cosa va incontro a ogni partita: con un centrocampo e una difesa così, sono sempre emozioni forti, altro che montagne russe o i gloriosi “tronchi” dell’Edenlandia.

Aurelio si è fissato co’ ‘sto fatto che ci deve far fare il giallo a ogni partita, punto. Ma noi vogliamo la nostra maglia biancazzurra. E un Napoli che giochi da Napoli, please. I gallesi ci hanno portato a spasso per gran parte del match, ammettiamolo. Con una fluidità di manovra che noi possiamo solo sognare. Da parte nostra tanti passaggi, anche elementari, sbagliati, palle perse in continuazione, gol preso a difesa completamente schierata. Di cosa vogliamo parlare. Delle occasioni sprecate sottoporta da mister 40 milioni??? Penso di aver tirato in ballo mezzo manuale di agiografia, ajere ssera.

Il dato di fatto è questo: entra Mertens, cambia la partita. Il Vermeer azzurro è una pedina fondamentale, un vero trascinatore e su di lui dobbiamo puntare per il cammino in Europa. Anche nella fredda Torino, ieri sera al Club Napoli Vanchiglia si è invocato il suo nome. Ad un passo dall’ingresso nella grande famiglia dell’Associazione Italiana Napoli Club, nel capoluogo subalpino la comunità partenopea già si prepara alla sfida “casalinga” con il Torino con un grande striscione. Azzurro, non giallo, ovviamente. Forza Napoli.

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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