Napoli-Empoli 5-1, “Un giorno all’improvviso”…Asti è Biancazzurra!

“Biancazzurri alè, biancazzurri alè”. Il coro parte dalla tavolata a fianco, dove un gruppo di giovani astigiani, eccitati dai fumi dell’ottimo vino locale, si prodiga in acrobazie canore che scandiscono il ritmo del pranzo in provincia. “Biancazzurri alè”, e l’orecchio si sporge come un radar, per carpire le frasi, per cercare volti familiari in quel turbinio di volti arrossati dall’alcol. “Biancazzurri alè” in una trattoria di Asti, la domenica pomeriggio, perché? Si chiede il tifoso partenopeo che, sbigottito, si lancia nel coro con grande soddisfazione. Sarà il club Napoli locale? E invece no, sono dei simpatizzanti del gruppo degli sbandieratori del Borgo Tanaro, una delle contrade del palio di Asti. Il loro simbolo ha il bianco e l’azzurro a scacchi, con due pesci (di fiume) sullo sfondo.

Il tifoso infiltrato si mescola ai ruspanti locali e libera il biancazzurro che è in lui. Le magie di Insigne e Higuain che arrivano dallo schermo si interrompono all’improvviso con la punizione a tradimento dell’Empoli. Il sangue gela nelle vene, come se un cubetto di ghiaccio fosse caduto accidentalmente nel bicchiere traboccante di nebbiolo. Passano pochi minuti e Pipita prima, e Lorenzigno poi, riportano la partita sui binari giusti. A quel punto il tifoso partenopeo, sfidando l’ubriachezza molesta dei borgatari, in posizione strategica di capotavola, si trasforma in capo ultrà, e lancia “Un giorno all’improvviso”.

Il seguito non c’è, diventa un assolo! Gli azzurri intanto dilagano. I passaggi, il fraseggio stretto e la circolazione di palla degli azzurri sono un piacere per gli occhi. Arrivano anche altri tre gol. Ma bisogna restare calmi, nonostante il nebbiolo. Gli strisciati si avvicinano pericolosamente, e a noi azzurri veraci spetta il compito di mantenerci il più a lungo possibile, il più in alto possibile. E ricordare sempre che noi siamo Davide e loro il gigante Golia. Per cui beviamo e trinchiamo adesso e… chi vuol esser lieto sia!

Forza Napoli sempre!

Lino Mergel

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.