Voglio fare subito una premessa. Sono un appassionato di calcio e di sport in generale, non appartengo al mondo ultras e per me, qualsiasi forma di sport, è prima di tutto rispetto per l’altro e odio profondo per ogni forma di violenza, verbale e fisica. Io ai funerali di Ciro Esposito c’ero, in prima fila. Non come spettatore (anche se poi lo sono diventato) ma come parte integrante della macchina organizzativa che ha permesso a Ciro di raccogliere l’abbraccio della sua gente.

Quasi dimenticavo, mi presento. Sono Ferdinando, ho 27 anni e sono uno stagista del Comune di Napoli. Fino al giorno dei funerali sono stato parte integrante dello staff del Sindaco Luigi de Magistris che ha organizzato i funerali per Ciro. Ho vissuto la camera ardente a un metro dalla bara, per far sì che il flusso delle persone potesse essere veloce. Ero ai funerali, sul palco, ad un passo da Ciro e dai genitori, devastati nell’animo.

Io Ciro non lo conoscevo, come molti di voi. L’ho conosciuto, purtroppo, il 3 maggio. L’ho conosciuto ancora meglio in questi ultimi tragici giorni. Non tocca a me dire quanto fosse umile, semplice e soprattutto ‘nu buon’ uaglione. Io voglio solo raccontare quello che ho visto mentre lavoravo perché, sebbene fossi bloccato nella mia giacca e nella mia cravatta, Ciro ha regalato emozioni anche a me che non lo conoscevo.

ultras ciro esposito
“Ho visto persone assieparsi sui muretti”

Alla camera ardente ho visto migliaia di persone passargli accanto, lasciargli un fiore, una maglietta, una sciarpa, un peluche. Mi si è stretto il cuore quando un ragazzo ha poggiato sul feretro la maglia celebrativa della Coppa Italia; ho applaudito anche io, trasgredendo le regole lavorative, quando i ragazzi dell’Arci Scampia hanno donato a Ciro una t-shirt con scritto “Ciao Eroe”. Sì, eroe. Ciro è un eroe, non solo per la sua gente. Ciro è un eroe per tutti noi, ma è un eroe semplice, non di quelli che con mantello e poteri speciali va a salvare il mondo.

Ciro è un eroe perché è morto per provare a difendere adulti e bambini aggrediti dai tifosi giallorossi quel maledetto 3 maggio. Ho sentito qualcuno dire “Ma non poteva farsi i fatti suoi?”. Vi dico “no”, perché Ciro è buono dentro e se sei buono dentro sei un eroe e un eroe non si tira mai indietro quando serve.

Alla camera ardente ho visto migliaia di persone passarmi davanti e, non esagero, il 99% di loro aveva le lacrime agli occhi anche se, come me, non conosceva Ciro. Ho visto pizzaioli col grembiule sporco di farina, professionisti in giacca e cravatta, ragazzi tornati dal mare ancora con costume e infradito, meccanici con le mani ancora ingrassate. Ho visto anziani, bambini, disabili, padri e madri di famiglia. Ho visto tanti bambini, molti dei quali impauriti per la grande calca. Ho visto anche giornalisti che se ne fregavano del dolore dei parenti, con l’unica preoccupazione di stare più vicino al feretro per una foto o per un video. Ma purtroppo, quando sei un eroe, ti tocca anche questo.

funerali ciro esposito scampia
“Ciro è arrivato, tra gli applausi, accompagnato da amici, parenti e da chi era a Roma con lui.”

Il giorno del funerale ero in piazza dalle 11, quando c’era appena il gazebo e una ventina di sedie. Ho visto la piazza riempirsi, il quartiere svuotarsi e riversarsi in piazza Giovanni Paolo II (o Piazza Ciro Esposito come l’ha ribattezzata qualcuno nella notte). Ho visto, nel giro di un’ora, circa 3 mila persone assieparsi su muretti, scale e su tutto lo spazio davanti a dove si sarebbe fermato Ciro. Quando poi è arrivato Ciro, tra gli applausi, accompagnato dai suoi parenti, dai suoi amici e dai ragazzi che quella sera erano a Roma con lui e potevano subire quello che ha subito Ciro, ho preferito lasciare il palco perché lo spazio doveva essere tutto per il nostro protagonista. Per il nostro eroe.

Stando in piazza, rivivendo le ore della camera ardente ho ripensato alla stanchezza di questi giorni. Ma, soprattutto, ho pensato a quanto la famiglia Esposito e la gente che oggi la circondava avessero una dignità senza paragoni. Perdere un figlio è contro natura, ma salutarlo con canti, con cori, con applausi è indice del fatto che Napoli e la sua gente non portano rancori. Certo, qualcuno che grida vendetta a De Santis c’è. E’ inutile negarlo. Ma vi assicuro, perché l’ho toccato con mano, che il 99,9% di quella gente era lì solo per Ciro.

Scampia e Napoli tutta hanno, ancora una volta, gridato al mondo che oltre le Vele, oltre le piazze di droga, oltre i luoghi comuni, oltre Gomorra, c’è tanto altro. Ed è solo bene. Tanto bene. Le lacrime del pizzaiolo, del panettiere, del macellaio, della vicina di casa, degli amici dell’autolavaggio, dei ragazzi della Curva A, degli ultras di Ancona, Taranto e Genoa (solo per citarne alcuni), dei ragazzini in bici nel quartiere, delle autorità, dei parenti vicini e lontani sono solo la dimostrazione che Ciro non è venuto a mancare solo per i suoi cari ma per tutta Scampia, per tutta Napoli.

Ciro poteva essere uno qualunque dei 20 mila e passa napoletani che quella sera erano a Roma e potrebbe essere uno dei tanti tifosi azzurri che seguiranno Higuain e soci durante la prossima stagione. Napoli piange perché è morto un suo figlio. Toccare con mano questo dolore, vedere occhi gonfi di lacrime e sofferenza ad ogni angolo di strada è stato davvero straziante. Napoli ha mostrato il suo dolore ma Napoli ha già pensato a come risollevarsi: nessuna vendetta, Ciro va onorato con la giustizia e soprattutto con l’amore per quei colori azzurri che, ieri e oggi, sono stati la scenografia del suo saluto alla città.

“Vedere occhi gonfi di lacrime e sofferenza ad ogni angolo di strada è stato davvero straziante”

Sì, perché voglio pensare che non sia stata solo Napoli a salutare Ciro ma, soprattutto, che sia stato Ciro a salutare Napoli. Sì, perché Ciro è troppo ‘nu buon uaglione per rimanere su questa terra. In cielo c’è un posto migliore per lui, senza poliziotti a presidiarti la porta d’ospedale. Ora anche mamma e papà staranno meglio, almeno lo spero, perché Ciro ha finito di soffrire.

Io Ciro non lo conoscevo, l’ho conosciuto in questi ultimi due mesi e, soprattutto, in questi ultimi giorni. La sua morte non sarà un sacrificio vano, ne sono sicuro. Scusatemi se vi ho annoiato. Ci tenevo solo a raccontare le mie emozioni. Mi dispiace solo per una cosa: pur essendo stato vicinissimo a Ciro per due giorni, non sono riuscito a sfiorare la bara. C’ho pensato mentre tornavo a casa, ma purtroppo era troppo tardi. L’eroe di Napoli era già volato in cielo. Ciao Cerò!

Leggi anche: