Napoli: con attenzione, concentrazione, ritmo e “mazzo” si può fare

L’opinione pubblico-partenopea calcistica ha sempre l’andamento sinusoidale delle montagne russe. E dopo l’approdo alle semifinali di Europa League, il tifo napoletano diventa sempre più (sportivamente) filo-russo. Mentre a Torino il successo dei granata è messo in secondo piano dalla guerriglia, la vittoria con la Sampdoria di Mihajlovic porta in casa azzurra un insperato ottimismo di fine stagione anche sul fronte campionato. L’ottimismo della volontà, corroborato dal ritorno al gol (e che gol) di Lorenzinho, che infierisce sui blucerchiati. E non solo, anche Gonzalo ritorna incontenibile.

Con l’attacco che gira, e anche un po’ di “mazzo”, (vedi la papera di Viviano) tutta la squadra vola. Quattro gol e pure diverse occasioni mancate. Vedi Callejon in campo nelle ultime gare e (anche se sei ateo-agnostico) cominci a credere anche tu nella resurrezione dei morti. Il Napoli ha sempre avuto il pallino del gioco fra i piedi, ma l’inizio con autorete aveva lasciato pensare che la sfida con la Samp fosse una di quelle partite in cui, nonostante la pressione offensiva, si sarebbe potuto addirittura perdere. E invece no: e al diavolo i balletti e le amnesie dei terzini e i gli ormai famigerati “due gol in cinque minuti”, rimediati contro il Wolfsburg, giusto per trasformare una passeggiata in una scalata.

Anche la visita guidata alle macerie del Cagliari è stata un toccasana per Hamsik and co. Attenzione, concentrazione, ritmo e “mazzo”. Con queste armi, si può fare. Nella diatriba Benitez forse, Aurelio sì ma solo se caccia i soldi, e Bigon assolutamente no, l’unica cosa certa è: forza Napoli sempre!

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.