La neve è poca ma raggiungere la vetta senza racchette e con le insidie del ghiaccio sul sentiero, reso scivoloso dall’azione congiunta del vento e di un sole che, più si sale, più abbaglia, è un’ impresa non da poco. Soprattutto se ti avventuri in montagna senza attrezzature e ricambi giusti, e senza l’aiutino dell’elicotterino della fabbrichetta che puoi trarti in salvo quando lo desideri. C’è anche un vento fastidioso che ti soffia contro, alimentato da centomila bocche strisciate e prezzolate.

Eppure la strada è quella, in salita, davanti a te e sai che per giungere alla meta devi proseguire con il tuo passo. Senza spintarelle, magari anche con un abbigliamento inadeguato. Per farla breve, prima di arrivare all’agognata polenta con spezzatino, e a jettà ‘o sang e o sudore per un paio d’ore. È successo al tifoso eroe, che ha scelto di avventurarsi sulle montagne piemontesi per creare una metafora letteraria sul Napoli e scriverne su questa rubrica. Senza contare, poi, quanti gufi e bestie strane si incontrano lungo il cammino…

Eppure una volta che sei là sopra, “stupetiato” dal sole, dal gelo e dalla fatica, che spettacolo si apre davanti ai tuoi occhi. Prendendo spunto da Esopo, scriverei a questo punto: “la favola insegna che” per raggiungere la meta bisogna sudare, procedere per la propria strada e tenere alla larga le “ciucciuettole”, respirando l’aria pura della cima. Goditi il momento, davanti ai tuoi occhi c’è un’intera vallata innevata in cui far rimbombare l’eco: Forza Napoli sempre!

Lino Mergel

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.