Napoli calcio in Crisi? Bugatti un eroe da imitare

È quasi sera nelle sale con i soffitti affrescati a grottesche del castello di San Giorgio. Anche se non è a Cremano, fra gli invitati alla cerimonia nuziale c’è anche lui, il tifoso partenopeo d’altri tempi e di origini calabresi che, fra un asparago alla crema d’uovo e un vitello tonnato, illumina la serata uggiosa e proietta una luce azzurra negli eleganti saloni imbanditi a festa.

Non è a Cremano ma è Canavese, eppure le sue parole sono un omaggio alla migliore tradizione sportiva. “Era il 1957 e il Napoli venne a Torino per sfidare la squadra a strisce”, racconta l’amico tifoso. Quella partita finì 1 a 3 grazie alla straordinaria prestazione di Ottavio Bugatti, il portierone azzurro che, con trentanove di febbre, serrò la saracinesca agli assalti degli strisciati, guidati da Omar Sivori. “Dopo quella partita ho scritto una lettera a Bugatti per ringraziarlo della grande gioia che ci aveva regalato, e dopo qualche tempo lui mi ha risposto inviandomi a casa una sua fotografia, che ancora conservo gelosamente”.

Le sue parole sono un balsamo, dopo la sfilza di sconfitte, eliminazioni e pareggi che ci hanno inevitabilmente smorzato l’entusiasmo. Il Napoli gioca a pallone. Punto. Gli strisciati hanno fatto un catenaccio e hanno avuto “mazzo”. Ma prima o poi la ruota deve girare. Eh sì, aspettiamo la rotazione positiva, sperando che Sarri adotti le contromisure giuste per affrontare i 10, 100, 1000 Carpi che ancora ci attendono.

La malasorte e la stanchezza possono essere combattute anche vincendo senza meritarlo, magari con un tiro da fuori. Però bisogna provare, Marek. Bisogna dare a Manolo la possibilità di svarrare più spesso. A volte sono gli episodi che risolvono le gare. Quella con la Fiorentina è stata un inno al calcio. Si poteva vincere e perdere in un attimo. Alla fine abbiamo pareggiato, e gli strisciati vanno a più tre. Ci temono, il fiato sul collo del ciuccio si sente ancora. Eppure, più che a un passo falso necessario della capolista, è a noi che dobbiamo guardare. Partita dopo partita, anche con 39 di febbre, portando con orgoglio la maglia che Bugatti indossò nel 1957. Non è tempo di polemiche sul mercato. Questa è la legna e il fuoco bisogna farlo con quella che c’è (e non è poca).

Forza Napoli sempre!

Lino Mergel

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.