Napoli-Cagliari 3-3, Zeman infierisce (ma cade anche il prode Koulibaly)

Caro Zdenek, qui a Torino, di registi, in questi giorni ce ne sono quanti ne vuoi tu. Il problema è la qualità della regia, ma soprattutto il rischio pennichella. Seduto sulla poltroncina al calduccio del cinema, quando ti capita di seguire un mockumentary fantascientifico brasiliano con sottotitoli in inglese, e, per di più, dopo che il Napoli ha buttato via due punti: è così che il rischio diventa realtà e si trasforma in sonno pesante. Per dirla tutta, meglio non avere affatto registi piuttosto che averne come gli autori del suddetto documentario.

Ma si sa, nella lotteria del Torino film festival devi aspettarti di tutto. Come nelle sfide con il tecnico boemo. Eppure la squadra aveva iniziato con il piglio giusto. Subito il guizzo di Higuain e, a seguire, lo spettacolare razzo di Inler, da fare invidia a quello lanciato dopo qualche ora in Kazakistan. Roba da lacrime. Ma basta poco per vanificare tutto, come se un Grande Regista Sadico di film horror, a film in corso, ricordasse a tutta la troupe in campo: “ma voi, una difesa, non ce l’avete”. Le inquadrature impietose mettono in rilievo gli errori banali del reparto arretrato azzurro con i gol subiti allo scadere del primo tempo e a inizio ripresa.

Non basta l’incornata orgogliosa di De Guzman, che sembra aver allontanato “la seccia” dalla fascia sinistra. La gogna, stavolta, si scatena anche per uno dei nuovi eroi: il prode Koulibaly, che regala il 3 a 3 agli avversari. Tanto che Benitez, per punizione, si è visto costretto ad organizzare a Castelvolturno una proiezione della Corazzata Potemkin coi sottotitoli in cecoslovacco, e con il doppiaggio di Zeman. 

Forza Napoli Sempre!

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Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.