Napoli-Benfica 4-2, il “pollo portoghese” è servito

L’urlo Champions è solo un’eco fantozziana nella testa, mentre la bici scalcagnata sfreccia al tramonto fra le strade di Torino. Sono in ritardo, ma la meta è lì, a portata di ruota…la musichetta parte solo nella mia testa e rimbomba nelle orecchie tappate da un raffreddore storico.

Al mio arrivo il presidente vorrebbe fregarsi la coscia di pollo e le patate al forno che mi erano state lasciate da mani gentili e ospitali. Niente da fare: mi siedo e consumo il pasto a mo’ di cavernicolo, seguendo la partita con le dita e il “musso” impiastricciati. C’è tensione nell’aria, ma la fame non è da meno. Ceno in tutta tranquillità e appena poso l’osso nel piatto vuoto, Marekiaro ci premia con un gol, di quelli che faceva qualche anno fa.

Nemmeno il tempo di digerire, che l’esultanza si materializza battendo un cinque al gusto di pollo ruspante. Rito vincente, posizione immutata. Sebbene posizionato al lato della tv, la cabala impone di restare al mio posto. E lì rimango fino a fine gara. I gol sono quattro e le analogie si fermano qui. La sera precedente qui a Torino erano altri a festeggiare. Per venti minuti è folleggiamento allo stato puro…serata di grazia? Mertens, Milik, il solito Callejon.

La leggerezza di Jorginho ci consente anche di trovare un capro espiatorio su cui convogliare le “jastemme” per l’evidente calo di concentrazione. I sismografi sono allertati, il San Paolo in festa. E anche in via Aosta a Torino, da don Conte non si scherza. La partita è finita: adesso sì che ci possiamo fregare e lavare le mani come si conviene.

Forza Napoli sempre!

Lino Mergel

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Scritto da Lino Mergel

Lino Mergel è un provinciale. Venuto al mondo in un paesino in provincia di Salerno, ai confini con Irpinia e Lucania, la sua nascita è stata un vero terremoto. Da quell’anno, manco a dirlo il 1980, getta le sue radici in provincia di Napoli, zona flegrea, dove la sua famiglia vive già da tempo. La sue scuole sono il cortile del palazzo, il vicolo, e poi la grande città, dove studia e di cui si innamora, ma ne è più volte respinto nonostante i vani tentativi di conquistarla. Dopo qualche piacevole anno di precariato matto e disperatissimo, e alcune sortite in avanscoperta, l’ultima migrazione risale a 4 anni fa: ora Lino vive e lavora a Torino, diffondendo in tutto il nord l’uso del “uè”. Tifoso del Napoli, non ama i giochi di parole.

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