Napoletani Juventini ed il Video che Fa Discutere

I soliti noti. Juventini napoletani. I soliti noti perché ostentano vittimismo da sempre. Perché si chiedono cosa spinga i napoletani a chiedersi “Come si fa ad essere napoletani e tifare Juventus?”.

Napoli Juventus Campionato Serie A La questione è atavica. In molti l’hanno affrontata. Molti hanno dato risposte più o meno approssimative. Altri hanno analizzato in profondità le differenze sociali tra le due realtà.

Il calcio è un fenomeno sociale. E chiunque si ostini a credere che non sia così, è in errore. Chiunque si ostini a credere che il calcio è lontano dagli stili di vita, dalle radici storiche e sociali dei suoi tifosi sta commettendo un errore. Grossolano.

Oltre che fenomeno sociale, però, è anche questione di logica. Non ci sembra normale colpevolizzare quei napoletani che non riescono a spiegarsi come sia possibile per i napoletani juventini intonare i soliti beceri cori razzisti inneggianti al Vesuvio.

La questione, lo dicevamo poco sopra, è sociale. Storica e sociale. È  tutta nel radicamento territoriale della tifoseria. È nella napoletanità. Quella autentica. È nell’amore per una realtà e per uno stile di vita completamente diversi da quelli del tifoso juventino. Nessuno si è mai chiesto perché lo stesso astio, lo stesso “odio”, non si estrinsechi nei confronti di altre tifoserie? Nessuno si chiede perché le stesse incomprensioni (per usare un eufemismo) non nascano con i tifosi del Torino.

Chi abbia seriamente intenzione di sbrogliare l’intricata matassa che da sempre contrappone juventini e napoletani non può prescindere dal trovare le giuste risposte alle domande che ci siamo posti sopra. È una questione di radicamento. Il tifoso juventino è apolide, è senza legame con la sua città. È lontano dalla realtà che vive.

È distante anni luce dal suo territorio. Il napoletano juventino è lo stesso che esibisce “buste di monnezza” allo stadio e che, intanto, si vede scavare sotto casa una discarica. È lo stesso che mentre mostra, fiero, la “monnezza” sa che qualcuno ha rubato il futuro ai suoi figli, ha avvelenato la sua terra. Ha creato dal nulla una discarica lì dove doveva nascere un parco giochi.

Il tifoso juventino con Torino non c’entra nulla. Non difenderebbe mai la sua città, semplicemente perché la maggioranza dei tifosi juventini è lontana da Torino. Perché la maggioranza dei napoletani tifosi juventini è troppo impegnata a mostrare “la monnezza” per accorgersi che molte realtà di quel Nord a cui inneggia stanno rubando il futuro ai suoi stessi figli.

Che molte di quelle realtà a cui si ispira hanno devastato la sua città. Che molte di quelle realtà lo odiano, lo considerano inferiore. Che molte di quelle realtà millantano una genetica superiorità dei settentrionali sui meridionali.

Il napoletano juventino difficilmente capirà che la questione è storica. Che la questione è tutta nella distanza sociale tra le due realtà. Il napoletano juventino difficilmente capirà che la questione è strettamente legata anche alle vicende su cui la giustizia (in sede civile, in sede penale e in sede sportiva) ha fatto luce.

Il napoletano juventino difficilmente riuscirà a capire che i partenopei delle truffe non ne possono più. Che i partenopei sono stufi di sentirsi definire “inferiori”, “colerosi”. Che i partenopei sono stufi di sentirsi deridere. Che i partenopei sono stanchi di essere “sole, pizza e mandulino”. Hanno un’identità. Forte. Fortissima. Che si estrinseca nel rapporto viscerale con la città e con il Meridione in genere. Con il Sud. Quel Sud maltrattato, sfruttato e distrutto per secoli.