Milan-Napoli: Cori Razzisti dalla Curva Sud (Video)

Archiviato il pareggio di San Siro, non è affatto semplice archiviare quanto successo fuori lo stadio. Ma risulta ancor più difficile archiviare quanto successo all’interno dello stadio.

Curva MilanOltre alle foto di alcuni tifosi rossoneri prontamente dotati di mascherina (come se fosse addirittura motivo di vanto ed orgoglio), i napoletani hanno dovuto subire i soliti cori. Beceri. Razzisti.

E, probabilmente, nella migliore delle ipotesi, dovranno subire in silenzio la derubricazione della violazione da parte del solito Tosel. Dovranno, quindi, subire l’ennesima ingiustizia. Dovranno subire la non-decisione di Tosel che, come da abitudine (quasi da prassi), ignorerà i cori razzisti dei milanisti.

Come in gran parte degli stadi della civilissima Italia, i napoletani hanno dovuto incassare il classico Noi non siamo napoletani”. Sembra che, ormai, queste dimostrazioni di inciviltà siano derubricate a “cos’ ‘e nient'”. A Milano. A Torino. A Verona. Dovunque è un pullulare di cori razzisti.

Dovunque è un ripetersi di episodi di una violenza verbale inaudita che nessuno ha la possibilità di fermare. Che nessuno ha la voglia di fermare. E laddove ci si provi, laddove si arrivi pure alla penalizzazione, si derubrica il tutto a “cori costituenti espressione di discriminazione territoriale” evitando, così, le penalizzazioni più pesanti derivanti dalla discriminazione razziale.

Ormai certi cori si sentono in tutti gli stadi. “So’ cos’ ‘e nient'”. Eppure, meno di un mese fa, c’era chi a Ginevra sostenne: “Pensare di poter sconfiggere il razzismo ignorandolo è il più grosso errore che possiamo fare. … Bisogna andare nella palude e combatterla”Il discorso è quello di Kevin Prince Boateng del 21 marzo di quest’anno. Il discorso è di chi della lotta al razzismo ne ha fatto una questione di principio, quasi esistenziale. Il discorso è di chi, forse, domenica sera non ha sentito.