Massimo Troisi, sono passati 20 anni … chissà se potessimo “Ricominciare da te”

Massimo Troisi, passati 20 anni dalla morte

E se Massimo Troisi non ci avesse mai lasciato? E se Massimo Troisi potesse rispondere all’incessante cavalcare del razzismo e a quell’incontenibile ondata di violenza, verbale e fisica, contro i napoletani? Se Massimo Troisi potesse ancora incarnare la napoletanità, quella vera, autentica e sincera …

Se Massimo Troisi potesse ancora soddisfare la nostra dipendenza, sarebbe un posto migliore anche la nostra città: potrebbe contare sulla forza di un uomo che, nonostante siano trascorsi ormai venti lunghissimi anni, impera e domina (ancora) la scena. Massimo Troisi è in molti gesti quotidiani, in quelli che sapientemente portava in scena; è in quel “mo me lo scrivo” o nell’irrisolta disputa tra San Gennaro e San Ciro. È nel capolavoro de La Smorfia e dell’Annunciazione. È nel modo geniale di vivere la passione per Napoli e per il Napoli. È in tutto ciò che ci hai detto, tutto ciò che hai taciuto, tutto ciò che hai scritto e in tutto ciò che avresti voluto dirci e che, invece, non ci hai detto.

È nell’attaccamento ad una “nuova Napoli” che sappia, al contempo, ricordarsi di com’era fatta “Napoli e’ na vota”, è nel messaggio (forse sopito) a quelle nuove generazioni che di Massimo Troisi ignorano la grandezza e la portata. Massimo Troisi è (e lo è sempre stato) ciò che ogni napoletano dovrebbe portare con sé con orgoglio, al pari dei più grandi di sempre, di Giovan Battista Basile e Salvatore Di Giacomo, di Viviani e Russo, di Enrico Caruso, di Totò e di Renato Carosone.

Massimo Troisi è l’orgoglio di sentirsi napoletani e di difendere quella napoletanità troppo spesso bistrattata anche dai figli degeneri di quella città che soltanto la grandezza di un uomo come Troisi avrebbe potuto davvero difendere. È per questo che ci manchi Massimo: perché, in fondo, ci piace credere che se ci fossi stato tu, sarebbe stato tutto magnificamente diverso. Forse però è davvero così: Napoli e i napoletani avrebbero potuto contare su tutto ciò che sei ancora per tutti coloro che ti ricordano da quel febbraio del 1953.

Chissà, poi, cosa avresti pensato (e, soprattutto, detto) su Corbelli e Naldi, sul fallimento e sulla Serie C. Cosa avresti pensato di Berrettoni, Varricchio e del gol di Trotta contro il Frosinone, dei play off persi contro l’Avellino, della Serie B e del 10 giugno del 2007 a Genova. Chissà cosa avresti pensato dei 5 gol ad Udine, della pallonata di Lavezzi ad Allegri e della cavalcata di Grava, dalla C alla Champions. Chissà cosa avresti detto del capolavoro di Juventus-Napoli 2-3, della Coppa Italia vinta contro i bianconeri. Chissà come ci avresti fatto sorridere dopo l’eliminazione dalla Champions con 12 punti. Chissà quanta amarezza avresti provato per tutto ciò che ha fatto da contorno alla Finale di Coppa Italia contro la Fiorentina.

Chissà, Massimo, cosa sarebbe Napoli se ci fossi ancora tu a difenderla. Chissà se potessimo “Ricominciare da te” …