Maradona e il Fisco, la storia nella lettera dell’Avv. Pisani

La questione che da anni ormai oppone Diego Armando Maradona al fisco italiano è sempre stata forse male interpretata da gran parte dell’opinione pubblica. L’idolo dei napoletani, stando a quanto sostenuto dal suo legale in diverse occasioni, come in questa lettera inviata in esclusiva a Calciomercato.Napoli.it, o come sostenuto anche in diverse, e recenti, trasmissioni televisive, non ha mai commesso quanto la giustizia tributaria gli imputa. L’avv. Angelo Pisani prova, ancora una volta, per i lettori di Calciomercato.Napoli.it, a fare chiarezza con questa lettera che vi proponiamo per intero:

“La questione giudiziaria tra Maradona ed il fisco italiano, nasce da una ipotesi sbagliata del fisco degli anni ’80, che nessuno poi ha avuto il coraggio di correggere. In sostanza, il fisco aveva erroneamente ipotizzato che le somme guadagnate dalle società estere di sponsor sullo sfruttamento dell’immagine dei calciatori della Società Sportiva Calcio Napoli (Ferlaino), erano in realtà destinate ad aumentare i loro guadagni … insomma, un’ipotesi che avrebbe consentito al Fisco di incassare miliardi di lire sulla base di una semplice presunzione, e soprattutto in assenza di prove che attestassero l’effettivo guadagno di tali somme da parte sia della società che dei suoi calciatori!

Da tale ipotesi, nel 1991 l’Agenzia delle Entrate emette un atto di accertamento fiscale e lo notifica, dapprima, alla sola Società Sportiva Calcio Napoli e poi ai calciatori Careca e Alemao, mai a Maradona. Questi atti di accertamento vengono subito impugnati, sia dalla Società che dai due calciatori, e dopo anni di giudizio, ben due collegi di giudici tributari, dichiarano nulli ed infondati gli accertamenti ed indimostrate le ipotesi del fisco. Perfino la procura della Repubblica accerta e dichiara l’inesistenza di qualsiasi violazione e la totale corettezza di Maradona.

In altre parole, sia i giudici tributari che i giudici penali hanno accertato che non vi era alcuna ipotesi di evasione nè altra violazione fiscale imputabile alla Società Sportiva Calcio Napoli nè ai calciatori, in quanto le somme guadagnate dalle società di sponsor erano state da queste legittimamente percepite sulla base di un legittimo contratto di sfruttamento dell’immagine degli stessi, e pertanto sottoposte a tassazione nel paese in cui tali società avevano la loro sede, non costituendo maggiori guadagni imputabili ai calciatori, così come aveva ipotizzato l’agenzia delle entrate.

Tutto questo avviene negli anni in cui Maradona, già lontano da Napoli, vive il noto periodo di recupero di salute psico fisica, ed è ben lontano da tutto ciò che aveva riguardato il suo passato calcistico. Maradona non riceve mai alcuna notifica: nè del presunto accertamento totalmente sbagliato e neanche della cartella esattoriale. In effetti, Maradona non ha mai avuto una residenza in italia, tanto che all’epoca il ragioniere del Calcio Napoli per fargli la busta paga gli registrò un indirizzo e solo un domicilio presso il Campo Paradiso a Soccavo, dove ovviamente non avendo mai abitato e non essendoci fisicamente mai stato dopo gli anni ’90, Diego non ha mai ricevuto alcuna notifica degli errati e nulli atti originari.

Solo nel 2001 per effetto della notifica di un avviso di mora Maradona viene a conoscenza della questione, e, non avendo mai ricevuto nulla in precedenza propone opposizione dinanzi ai giudici tributari, che si conclude con un provvedimento di inammissibilità, in quanto tali giudici hanno dato prevalenza alle notifiche dei soli precedenti avvisi di mora che per qualsiasi altro contribuente non hanno alcun valore in mancanza della cartella e del presupposto accertamento fiscale, mai arrivati nelle mani di Diego Armando Maradona. A questo punto, accertato dai giudici anche tributari che non è mai esistita violazione fiscale e visto che Ferlaino non ha versato nulla di irregolare al suo dipendente Maradona, come può Diego aver evaso se non ha mai percepito nulla in più di quanto dichiarato dal suo datore di lavoro?

Così il fisco pur ammettendo di fatto che la violazione non esiste, e che tutto quello che ancora oggi pretende non ha alcun fondamento, come accertato da ben due sentenze di merito e dai diversi provvedimenti emessi dai giudici penali, per non fare marcia indietro si inventa che Maradona dovrebbe allo Stato Italiano oltre 40 milioni di euro per la sola colpa di non aver fatto opposizione all’accertamento fiscale originario a lui mai notificato, come fece invece Ferlaino eventuale principale responsabile e suo datore di lavoro, fingendo di dimenticare che a Diego questo accertamento non è mai stato notificato.

Tanto è stato sia riconosciuto dalla stessa sentenza di rito della Cass. del 2005, dal fisco tanto sbandierata manco fosse una sentenza di condanna nel merito o di accertamento chiaro ed incontrovertibile, sia da quanto si desume dal certificato di residenza storico che attesta che Diego Armando Maradona, non ha mai avuto alcuna residenza in Italia, ma solo un mero domicilio su un campo di calcio da allenamento. Quindi come sempre affermato e continuerà a gridare per far vincere la verità e la giustizia, Diego Armando Maradona è esente da qualsivoglia colpa e responsabilità, ed è ad oggi vittima di una vessatoria procedura esattoriale che si scontra con i principi costituzionali posti a base del nostro ordinamento e di cui agli artt. 3, 23, 53 e 97 Cost. Senza dimenticare l’intervenuto condono da parte del curatore del fallito Calcio Napoli che nulla doveva come affermato dai giudici e che invece ha anche sanato per il suo dipendente Maradona da buon sostituto.” Angelo Pisani

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