Livorno: la Storia di Meola, lo Scugnizzo di Secondigliano

Antonio Meola Giocatore

tifosi livorno

Sabato scorso nel derby Livorno-Grosseto ha segnato il suo primo gol in serie B. Antonio Meola da Secondigliano ha i capelli rossi, gli occhi grandi e un sorriso dolce. E soprattutto una storia da raccontare.

Il papà perso troppo presto, la forza e i sacrifici di mamma Anna. Poi il calcio per il riscatto umano e sociale: “Mio padre – dice – morì quando avevo tre anni. E mia madre mi ha tirato su da sola. Lei è tutto per me. Per lei provo un amore e una gratitudine che neanche riesco a descrivere”.

Antonio è timido. Ha pudore e dignità commoventi: “Vengo da Secondigliano: quello non è un rione come tanti. Quello è un mondo a parte dove chi non ha lavoro finisce in brutti giri e chi ha un impiego deve tenerselo stretto. Immaginate le difficoltà di mia mamma. Quando rimase vedova aveva la mia età di oggi: appena ventidue anni”. Il piccolo Antonio con il pallone ci ha sempre saputo fare: “Fui notato a Massa al ‘Maestrelli’ e fui acquistato proprio dalla Massese. Poi tornai a casa. Ma ebbi un’altra possibilità alla Lucchese in serie D.

Vincemmo il campionato. Fui prelevato dall’Avellino e nell’estate del 2011 dal Livorno. In Toscana sto bene. Ho la mia famiglia. Mia figlia che ha nove mesi e che ovviamente ho chiamato Anna come la nonna. E mia moglie Valentina. Sabato scorso quando ho visto il pallone dentro sono impazzito di una gioia che mi ripaga di tanti sacrifici e tante amarezze”. Adesso lo scugnizzo dai capelli rossi non vuole più fermarsi. Il Livorno è un treno che viaggia veloce e a bordo c’è anche lui. Tonino da Secondigliano.