Lino Palma (Milano Partenopea) a L’Arena di Giletti: “E’ stata un’imboscata”

Dopo la testimonianza rilasciata in esclusiva a Calciomercato.Napoli.it, Lino Palma, presidente del Club Napoli Milano Partenopea, ha voluto raccontare la verità, quella vissuta dai soci del club e da chi con Milano Partenopea stava per assistere alla Finale di Coppa Italia a Roma, e non quella “ricostruita” artificialmente.

Una verità forse scomoda, che racconta della scorta della Polizia che all’improvviso scompare lasciando i tifosi partenopei in balìa della furia dei tifosi giallorossi. E’ proprio in prossimità del vivaio di Tor di Quinto che la carovana del Club passa ed è proprio in prossimità del vivaio che i napoletani iniziano a vivere l’inferno. Prima i bengala, poi le bombe carta e la paura di chi è a bordo. Poi 5/6 bombe carta all’indirizzo dei tifosi del Napoli poi i fumogeni e l’assalto del commando giallorosso che si compie totalmente. Infine i colpi di pistola e i tifosi napoletani che restano a terra. Quanto traspare dalla testimonianza è talmente ovvio che ci si chiede perché i mass media stiano ancora provando a trarre conclusioni diverse e ad addivenire a conclusioni diverse (e talvolta stravaganti).

“Abbiamo visto una persona in carne, con degli oggetti in mano. Poi abbiamo sentito un botto esagerato. Molti, sul pullman, hanno avuto paura. Donne, bambini … tutti” – e ancora – “Era un uomo solo a lanciare bombe carta e petardi ma all’interno del circolo c’era gente che si muoveva. Era un’imboscata. A noi ci hanno salvato dei ragazzi, lui ha lanciato qualcosa ed è scappato.” Prima dell’agguato non c’era nulla: “C’erano solo pullman che procedevano verso lo stadio, persone a piedi, donne e bambini.”

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Scritto da Massimo Esposito

Napoletano di nascita e cilentano d'adozione, è appassionato di letteratura sportiva e del Calcio Napoli. Nasce economista per svista con la grande necessità di comunicare e di trasmettere. Di condividere e di parlarne. Il tempo libero (spesso troppo) è dedicato alle sue grandi passioni, tra cui i cani. Massimo Esposito su Twitter

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