Juventus-Napoli, sfida nella sfida per l’ex Fabio Quagliarella

Per chi ancora avesse dubbi, bisogna mettersi in testa una sola cosa: Juventus-Napoli non è mai stata, non è e non sarà mai una partita come tutte le altre. Soprattutto dal lato dei tifosi napoletani, Juventus-Napoli è la sfida che vale un anno, che porta con sé significati unici non solo dal punto di vista sportivo ma anche dal punto di vista puramente sociale: è la sfida in cui il Sud si ribella allo strapotere economico del Nord; è la gara in cui i tifosi partenopei cercano, attraverso le giocate dei loro campioni, di vendicarsi di cori come “Noi non siamo napoletani” e “Vesuvio lavali col fuoco”; è il match in cui tutto è lecito, anche segnare di mano, in fuorigioco e qualche secondo dopo la fine del recupero concesso dall’arbitro.

Juve-Napoli non è un match qualunque per nessuno e non lo è nemmeno per Fabio Quagliarella, attaccante di Castellammare di Stabia, tifoso azzurro sin da bambino che sembrava aver coronato il sogno della sua carriera quando, nel giugno del 2009, il Napoli lo rilevò dall’Udinese per la cifra di sedici milioni di euro più la seconda metà di Maurizio Domizzi.

Quagliarella Napoli
Fabio Quagliarella con la maglia del Napoli

Quagliarella viene subito gratificato con l’ingaggio più alto della squadra (1,8 milioni di euro all’anno) e comincia subito a far gol: il 30 agosto, in casa contro il Livorno, ne fa due e centra una traversa con un potente destro da centrocampo che rimbalza poco al di qua della linea di porta. Napoli già sogna: con questi colpi, Quagliarella può far solo sognare. A livello realizzativo, l’annata di Quagliarella in azzurro non è delle migliori: lo stabiese vive lunghi periodi di digiuno sotto porta (fino a tre mesi…) ma a fine anno porta a casa comunque un bottino di 11 gol in 34 presenze, risultando il secondo marcatore della squadra alle spalle di Hamsik (che però era il rigorista di quel Napoli allenato da Mazzarri).

Durante l’estate e il ritiro 2010, però, qualcosa si rompe. Quagliarella sente meno fiducia da parte di Mazzarri e la Juventus comincia a bussare alla porta del suo procuratore. Il richiamo della Vecchia Signora è forte, la maglia bianconera è comunque prestigiosa, anche se da un napoletano che gioca a Napoli ci si aspetta ben altra decisione. Quagliarella tentenna, ma negli ultimi giorni di mercato cede e va a Torino, all’odiata Juventus. A Napoli, per strada e sui social network, si sprecano gli insulti a Masaniello: magliette col suo nome e col numero 71 (in riferimento al significato di tale numero nella smorfia partenopea…) sono presenti dovunque, così come messaggi irripetibili di ogni tipo si scagliano contro il bomber di Castellammare. Ma perché un napoletano che gioca a Napoli, con la squadra per cui tifa, avrebbe dovuto lasciare quella casacca tanto agognata per indossare quella degli odiati rivali? Soprattutto dopo quella lettera indirizzata ai tifosi ed inviata nel maggio precedente. E’ come se Maldini avesse deciso di lasciare il Milan per giocare un paio d’anni con l’Inter o come se Zanetti volesse chiudere la carriera in rossonero: assurdo!

Quagliarella Juventus 71
La “dedica” del pubblico partenopeo al traditore Quagliarella

Tante le spiegazioni che ci sono state sul trasferimento ma, a questo punto, è necessario andare per gradi. In primo luogo, il rapporto tra Quagliarella e Mazzarri non fu da subito dei migliori, complice anche qualche panchina di troppo a cui Fabio fu costretto dall’ex tecnico azzurro. Anche con Aurelio De Laurentiis il feeling non esplose mai (rifiutò anche un alloggio a Castelvolturno preferendo fare la spola con la “sua” Castellammare), a causa anche di un rendimento non troppo eccezionale. Il presidente e i tifosi si aspettavano da Quagliarella qualcosa di più del semplice far bene: lui doveva strabiliare, fare cose strepitose, come aveva fatto con la maglia dell’Udinese o con quelle della Nazionale. Anche coi compagni di squadra, specie gli stranieri, i rapporti non erano (a quanto pare) dei migliori: molti sopportavano a malapena l’atteggiamento di scarso sacrificio che Quagliarella aveva in campo (Cavani all’occorrenza faceva anche il terzino, Quagliarella voleva solo far gol…) e finirono per escluderlo dalle dinamiche del gruppo. La situazione crollò definitivamente quando Quagliarella convocò, presso il porto della sua città, una conferenza stampa in pompa magna per il varo del suo yacht: De Laurentiis fece saltare tutto per diritti d’immagine e Fabio capì che il suo tempo al Napoli era ampiamente finito.

A suffragare queste ipotesi ci ha pensato lo stesso Quagliarella quando, in occasione di un’indagine della Procura di Napoli per i reati da stadio all’ombra del Vesuvio, il procuratore di Napoli Giovanni Melillo convocò anche il bomber stabiese. Davanti alle autorità giudiziarie, Quagliarella smentì presunte ingerenze della malavita e dei gruppi di tifosi organizzati durante la sua permanenza in Campania, ribadendo che i motivi del suo addio sono da ricercare soprattutto nei rapporti, tesissimi, con perni dello spogliatoio azzurro di quegli anni: Gargano, Campagnaro e Lavezzi. Soprattutto con Lavezzi. La convivenza in campo tra i due era praticamente ingestibile, tant’è che se potevano ignorarsi lo facevano ben volentieri, anche a costo di perdere la palla.

Quagliarella Nazionale Italiana
Fabio Quagliarella con la maglia della Nazionale Italiana

Restare al Napoli era impossibile per lui. La Juventus rappresentò, quindi, un porto liberatorio. Coi bianconeri, Quagliarella ha sinora disputato 73 partite in Serie A insaccando la palla 23 volte, una delle quali proprio contro il suo amato-odiato Napoli: era il 1° aprile 2012 e Quagliarella, allo Juventus Stadium, mise a segno uno dei tre gol con cui i bianconeri misero ko la truppa di Mazzarri. Fabio non esultò, ma i napoletani non gli perdonarono di certo il tradimento. Domenica sera, molto probabilmente, sarà tra i protagonisti del match: di quella squadra di qualche anno fa ritroverà solo pochi elementi (Maggio, Cannavaro, Hamsik) e non ci sarà più Mazzarri. Quagliarella avrà sicuramente il dente avvelenato, spetterà ad Albiol e al resto della difesa azzurra fermarlo e ribadire ai tifosi azzurri (semmai ce ne fosse ancora qualcuno dubbioso) che, in fondo, con Quagliarella via da Napoli, “nisciun s’è pers’ nient’…”

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